Visualizzazione post con etichetta Accessori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Accessori. Mostra tutti i post

domenica 30 dicembre 2012

Pixel - King flash trigger

"Non uso mai il flash, Io uso solo luce naturale."

"Flash? Neanche per sogno, appiattisce i soggetti."

"Cartier Bresson non ha mai usato un flash."

"La mia macchina a 6400 ISO produce file pulitissimi, non ho bisogno del flash, Io."

Chi di noi non si e' mai sentito dire una di queste quattro frasi? 

Sul perché queste siano solo una sequela di corbellerie (a mio sempre modestissimo parere, ovvio) magari tornerò un'altra volta. Basti dire che io il Flash, orgogliosamente lo uso, tutte le volte che serve. Come uso il cavalletto, lo scatto remoto, un filtro protettivo, una livella a bolla...se servono, li uso.

Tornando ai flash: Ci sono due modi di usare la luce flash. 

1) Con il flash sulla slitta della fotocamera.

2) Con il flash separato dalla fotocamera.

Il secondo modo prevede una pletora di modalità per 'collegare' il flash alla fotocamera onde illuminare il soggetto al momento giusto, cioè quando scattiamo la foto. Dal piu' semplice cavetto PC-Sincro al più complesso trigger wireless.

Da qualche mese ho deciso di affiancare alcuni trigger radio al sistema che ho sempre usato (il wireless ottico proprietario Canon). Un po' per provare la differenza, un po' perché in alcune occasioni avevo avuto difficoltà con l'uso del sistema Canon che necessita di avere visibilità ottica tra la fotocamera e il flash, e non sempre questo e' possibile o indicato.

Tutto sommato questi trigger funzionano bene. Sono leggermente più ingombranti della media dei dispositivi analoghi, ma questo dipende in gran parte dalla scelta di usare una coppia di normali batterie AA, facili da reperire; si possono usare le stesse ricaricabili che usiamo per i flash e garantiscono lunga durata.

I trigger se montati su fotocamere e flash recenti conservano tutti gli automatismi normalmente utilizzabili con il flash attaccato sulla slitta, quali la lettura E-TTL, la modalita' di flash sulla seconda tendina, il flash FP il controllo della parabola del flash per adattarlo alla focale in uso.

Con fotocamere che lo permettono e' anche possibile controllare le impostazioni del flash dal menu dedicato sulla fotocamera.

Il dispositivo ricevente può comandare un flash collegato tramite cavo pc-sincro, ad esempio per l'uso con i flash da studio.

Superfluo dire che un singolo controller può comandare più ricevitori, i quali possono essere configurati in gruppi (fino a tre) diversi, per variare i rapporti di illuminazione ad esempio tra luce principale, di schiarita e di accento.

Adatti insomma a utlizzi anche professionali. Certo in ambito professionale di solito ci si rivolge ai pocket wizard, ma cercando una soluzione più economica questi non sono affatto male e per il momento mi ci trovo bene e tengo sempre una coppia trasmettitore/ricevitore nella mio kit da strobista.

Se proprio devo trovare dei difetti: direi che

1) il trasmettitore è dotato di una luce di aiuto per l'autofocus decisamente troppo luminosa, da proprio fastidio agli occhi. Io la tengo spenta, anche se l'unico modo e' disabilitarne la funzionalità dal menù della fotocamera.

2) sul trasmettitore non è presente un pulsante di test manuale del lampo, cosa che tornerebbe molto utile per far scattare i flash quando si misura il lampo usando un esposimetro a luce incidente.



martedì 11 dicembre 2012

Focus test chart

Mai reinventare la ruota. Mi sono imbattuto in questo bel link e lo condivido. Un po' datato, ma sempre utile:
http://www.focustestchart.com/chart.html

L'autore si ferma alla valutazione del problema, dandoci (donandoci è il caso di dire) un valido strumento di analisi. I produttori di macchine fotografiche hanno fatto il resto, tramite la possibilità di eseguire la calibrazione, lente per lente, del sistema di autofocus. Mi permetto solo di consigliare l'esecuzione del test alla luce diurna. Certe luci artificiali possono fare brutti scherzi.

Notate che tutto questo ha senso solo sulle reflex. Il sistema autofocus delle macchine EVIL lavora in modo completamente diverso e non è soggetto a questo tipo di errori.

martedì 27 dicembre 2011

Walkstool (Seduti e' meglio!)


Ricordo ancora la prima Maratona che ho fotografato. Milano 23 Novembre 2008 (ma si puo' organizzare una maratona a fine Novembre dico io?). Un freddo che me lo ricordo ancora oggi. Sopratutto la mattina alle 6.30 mentre ci preparavamo per distribuirci sul percorso, ma anche durante la giornata la temperatura non fu clemente. 



Durante la giornata ricoprii due posizioni, per un totale di circa 6 ore seduto per terra. Si, perché le foto da seduti vengono meglio. Ma le giunture non sono fatte per stare seduti a gambe incrociate per terra. No way. Allora ogni tanto ci si muove, si cambia posizione, ci si alza qualche minuto...la settimana successiva non avevo un muscolo delle gambe che non mi facesse male.

Da quella volta mi sono fatto furbo ed ho imparato una serie di trucchi del mestiere, come portarsi dietro uno sgabello e un monopiede. Tutta un'altra storia! All'inizio mi sono procurato un economicissimo, ma pesante, sgabello ripiegabile da pescatore, di recente mi sono alla fine regalato questo sgabello della Walkstool, io ho optato per uno da 50 cm. É leggerissimo e ripiegato si attacca comodamente allo zaino. Mai piú senza.

Se so di dover stare fermo in un posto, lo porto con me o in alternativa uso come sgabello il trolley della HPRC. Ma questo sgabello é indubbiamente piú comodo.



lunedì 12 dicembre 2011

Pixel TW-282 Wireless Timer Remote Control

Il telecomando wireless Pixel TW-282
Ultimamente mi sto dedicando con soddisfazione alla fotografia notturna. Le condizioni di luce in questo campo possono essere veramente le piu' disparate. Da una strada ben illuminata dai lampioni dell'illuminazione pubblica, fino al chiaro di luna. 

L'unica cosa che queste illuminazioni hanno sempre (o quasi) in comune sono lunghi tempi di esposizione e forti contrasti.

Pure essendo il già felice possessore di un telecomando Canon RS 80 N3, questo non e' il massimo quando si tratta di esposizioni che superano i 30 secondi. Limite dettato dalla macchina fotografica, oltre cui si deve usare la posa Bulb.

La posa Bulb e' quella, indicata con B, che permette di lasciare aperto l'otturatore fintanto che teniamo premuto il pulsante di scatto (o non finiscono le batterie).

Quando la luce e' veramente poca le esposizioni diventano veramente lunghe. Un'esposizione di 4/5 minuti e' cosa comune anche in citta', esposizioni al chiaro di luna possono richiedere decine di minuti o piu'. Tenere il pulsante premuto e controllare la durata dell'esposizione con l'orologio non e' un'opzione.

Il radiocomando in questione risolve brillantemente questo e altri problemi.

A differenza di molti radiocomandi, questo usa le frequenze (15 canali) normalmente destinate al WiFi (2.4 GHz) ed ha una notevole portata: il produttore parla di 80 metri, anche fosse vero io mi terrei piu' vicino, e vi spiegherò perché più avanti.

E' composto da un trasmettitore, alimentato da due comuni batterie AAA e da un ricevitore, alimentato da una batteria RC2 (abbastanza facile da reperire e di lunga durata). Entrambi con display LCD illuminabile. Il ricevitore parla con la fotocamera tramite un cavetto staccabile, dotato di un jack mini di tipo audio sul lato ricevitore e del tipo dedicato alla fotocamera sul lato di quest'ultima.

Questo dettaglio non e' banale: se avete più fotocamere vi basta acquistare i relativi cavetti, e non vari telecomandi...

Il telecomando permette di fare varie cose:

- Posa lunga:  da 1 secondo a 99H 99Min e 99secondi.
- Scatti in sequenza
- Scatti ritardati

E ovviamente varie combinazioni  di queste funzioni. Può anche funzionare da semplice telecomando: premo il pulsante e la macchina scatta (ovvio, ma meglio specificarlo).

L'ho provato in varie occasioni. La portata e' buona, sicuramente almeno dieci metri li raggiunge. Se siete in posa B pero' non allontanatevi troppo ed ogni tanto controllate che lo scatto proceda.
Se per caso andate fuori portata l'otturatore si chiude, ma il timer continua a fare il suo conto alla rovescia. In almeno un'occasione ho aspettato 8 minuti la fine di uno scatto, mentre curiosavo in giro per cercare nuove inquadrature, per poi scoprire che lo scatto era finito da 7 minuti e 58  secondi (si: era durato 2 secondi...). Rabbia.

A parte questo avvertimento, decisamente un buon prodotto.

Sito del produttore del telecomando Pixel TW-282


domenica 27 novembre 2011

Reporter illuminatore X6 LEDPRO

Il faretto a LED X6 LEDPRO
Ogni tanto capita di sentirne qualcuna veramente spettacolare. Qualche tempo fa mi è capitato di sentir parlare un espertone di fotografia che illustrava le magnificenze dei nuovi sistemi portatili di illuminazione a LED ad un povero ragazzetto che, temo, avrà ora le idee piuttosto confuse.

Il discorso era per sommi capi: Oramai è inutile usare per una reflex dei flash a slitta pesanti, ingombranti, costosi e difficili da usare. Molto meglio procurarsi uno di questi dispositivi a LED che si attaccano sulla slitta della macchina fotografica e finiscono per costare anche meno di un flash. Perché? Perché i LED hanno un'efficienza energetica altissima (vi risparmio le stime energetiche del nostro esperto...) e l'energia fornita dalle nostre batterie stilo finisce praticamente tutta in luce, e non in calore!
In pratica abbiamo la stessa capacità di illuminare del nostro (per lui obsoleto) flash e tutta la semplicità della luce continua.

Sentendo questo discorso nel mio cervello si è formata un'unica parola: Cavolate! (no la parola non era PRECISAMENTE quella, ma voi fate finta...)

Per non rimanere nell'ambito delle opinioni personali è stato quindi il caso di fare qualche misura con uno di questi aggeggi, guarda caso in mio possesso...un illuminatore a LED X6 LEDPRO importato in Italia dalla Reporter, dotato di 63 LED e alimentato da 4 batterie a stilo ricaricabili. Il dispositivo in se e per se è interessante, ma ne parleremo più avanti. Veniamo alle misure.

Esposimetro alla mano abbiamo misurato alla distanza di un metro l'intensità luminosa del nostro aggeggio misurando in luce incidente a quale diaframma si ottiene una esposizione corretta. Lo scopo era misurare un parametro di riferimento per la potenza della luce flash noto a tutti: Il Numero Guida (NG).

Ora dalla definizione di Numero Guida, avendo misurato l'esposizione alla distanza di un metro, il valore del diaframma rilevato dall'esposimetro è anche, molto comodamente, proprio il Numero Guida che cerchiamo.

La misura è stata eseguita per due valori di sensibilità. ISO 100 e 200. Qui sotto la tabellina dei risultati ottenuti al variare del tempo di esposizione.



Al variare del tempo di esposizione? Ma il tempo di esposizione non ha influenza sul calcolo dell'esposizione usando un flash. Vero ma, enorme differenza, qui la luce è continua, quindi il diaframma varia col tempo di esposizione. Ovvio (ma forse non per il nostro grande esperto di cui sopra).

Una rapida occhiata ci mostra, nella sua evidenza, la tragica verità: per avere un diaframma decente a ISO 100, diciamo F 5.6, alla distanza di un metro (stendete un braccio, ecco più o meno ci siete...); dunque l'equivalente di un NG 5.6, dobbiamo usare un tempo di esposizione di 1/8 di secondo. Questo significa solo scatti su cavalletto a un soggetto bello fermo. A meno di non alzare gli ISO, si intende.

Per fare un raffronto il minuscolo flash con NG 11 montato sulla maggior parte delle reflex fa più luce e vi congela il movimento del soggetto.

Buttiamo dunque via i nostri flash? Non credo proprio.

Teniamo poi in conto che la cosa più importante della luce flash è proprio l'estrema velocità dell'impulso luminoso, che permette di congelare un movimento anche con tempi di otturazione relativamente lunghi. Con la luce continua questo non si può fare.

E questo illuminatore a cosa può servire dunque? A tante cose:

Per le riprese video (non a caso è venduto a questo scopo).
Per fotografare piccoli oggetti (lo uso spesso per le foto di questo sito).
Per aggiungere spot luminosi in luce ambiente nella fotografia d'interni.
Come luce di riempimento o d'accento in un ritratto sempre in luce ambiente.
Per aiutare un amico a fotografare con la sua compatta la torta di compleanno dei figli.
Come torcia elettrica per trovare le cose quando si fotografa al buio.

L'oggetto in questione è fatto bene: Ha in dotazione dei filtri per portare la temperatura di colore a 5600K e 3200K (di suo sarebbe a 6500K). Un paio di alette per direzionare meglio il fascio luminoso ed un diffusore. L'intensità luminosa è regolabile tramite un potenziometro. La durata delle batterie, che non so quantificare, è comunque almeno di qualche ora con le ricaricabili.

martedì 8 novembre 2011

Fradicio ma felice.

Mi piace fotografare sotto le intemperie. Neve e pioggia mi mettono proprio voglia di uscire a fotografare. E' più forte di me. L'unica cosa che mal sopporto e' il vento. A quello faccio fatica ad abituarmi e, sinceramente, raramente una giornata ventosa rende un soggetto più interessante, almeno ai miei occhi.

Ieri sera ho approfittato della pioggia per andare a fotografare in centro citta', lo scopo era fare fotografia notturna alle installazioni luminose di Torino note come "Luci d'artista". La piogga ha reso piu' interessanti i riflessi sulle superfici.

Fotografare di notte e con la pioggia richiede tempo, quindi ho ripreso un'unica installazione, Palomar. L'inverno e' lungo, le altre installazioni per un po' non se ne andranno da dove sono state piazzate.

Fotografare sotto la pioggia non si improvvisa. Bisogna mettere addosso e nello zaino le cose giuste. L'uomo infreddolito e bagnato non fa belle foto. L'attrezzatura bagnata non funziona al meglio, posto poi che funzioni.

Par questa volta parliamo dell'attrezzatura.

Lo so, avete l'ultimo grido in fatto di fotocamere e ottiche tropicalizzate. Bene, e' un buon punto di partenza. Per pioggerelle leggere probabilmente e' sufficiente, per me di solito lo e'. Per la verità almeno un paio di volte ho inzuppato di pioggia o neve la 5DMKII e il 24-105 e mi e' andata bene, ma questo termine tropicalizzazione e' un po' fuorviante. In pratica significa che hanno messo delle guarnizioni, ma non dice molto sull'effettivo grado di resistenza alle intemperie.

Per andare sul sicuro con un corpo e un'ottica (!) tropicalizzati, ma anche per proteggere l'attrezzatura ordinaria, io uso regolarmente le rainsleeve della op/tech USA.

In pratica un sacchetto di nylon con un foro per l'ottica, regolabile con un laccetto, e una manica dove infilare la mano. C'e' anche una piccola apertura dove far passare il mirino ottico da chiudere poi con l'oculare in gomma. Semplice, funzionale, efficace.

Leggere ed economiche, compratene una confezione (ogni confezione ne contiene due) e tenetene una sempre nello zaino.

Esistono in due varianti. Una semplice come quella mostrata in figura ed una con un'ulteriore protuberanza per alloggiare il flash. Io opto per il secondo tipo, poi vi spiego il perché.

In un giorno di pioggia spesso non c'e' molta luce. Certo dipende da cosa volete fotografare, ma un cavalletto, uno scatto remoto e una livella a bolla potrebbero essere una buona idea.

Ottiche: se avete un corpo tropicalizzato, optate per un'ottica tropicalizzata anch'essa, altrimenti l'acqua vi entra dall'ottica. Non portatevi dietro troppe ottiche, sotto l'acqua meglio non cambiare lenti. Uno zoom tutto fare e' l'ideale.

Molte ottiche per completare la tropicalizzazione richiedono che venga usato un filtro a vite avvitato sul portafiltri. Va bene qualunque filtro, uno anti UV sarà perfetto. Se ne avete un paio anche meglio, potrete montare il secondo al posto del primo se quest'ultimo dovesse bagnarsi.

Portatevi un kit di pulizia composto da cartine per pulire le lenti, un pennello e un panno adatto ad asciugare l'attrezzatura (meglio se abbastanza morbido da usare anche sul filtro).

Se avete optato per l'uso del cavalletto vi tornera' utile il rainsleeve in versione flash. E perche' mai? Semplice se tagliate con un paio di forbici la parte terminale della protuberanza destinata al flash ottenete una seconda manica che potra' comodamente avvolgere la testa del treppiedi e parte della colonna. Questo evita che si bagni la testa, cosa che ne rende piu' precisi i movimenti e vi lascia libera la manica principale della custodia per tenerci, all'asciutto, la vostra mano destra.

Se poi state usando il cavalletto starete usando anche il telecomando. E' buona pratica, visto il costo (insensato?) di questi aggeggi, evitarsi problemi inserendo la parte contente l'elettronica  in un sacchettino di nylon che chiuderete con un po' di giri di scotch o meglio con un bell'elastico.

Altro?

Si. Lo zaino o la borsa. Serve una cosa leggera e ben impermeabile. Purtroppo nessun tessuto e' impermeabile per sempre. Portatevi quindi dietro dei sacchetti di nylon da congelatore, in discreto numero, e usateli per metterci dentro le cose che riporrete nello zaino. Perche' come dice un mio amico: It is better to be safe than sorry.

Venendo al titolo del post. Felice? Certo, far foto mi rende felice. Fradicio? Con un po' di accortezza no. Ma questa e' un'altra storia.

martedì 4 ottobre 2011

Come usare il cavalletto

Il cavalletto é uno strumento importante. Un nostro buon amico in molte situazioni, quando c'é poca luce, quando la precisione é essenziale, quando la qualità é essenziale o più semplicemente quando abbiamo voglia e tempo di fare le cose con calma. Ma come tutti i rapporti di amicizia, per funzionare, deve essere reciproco. Questo per dire che buoni risultati si ottengono solo usandolo bene.

Quale cavalletto?

Uno robusto, ma non troppo. Serve un cavalletto che venga garantito per supportare il peso dell'attrezzatura che userete, corpo più lente, anche qualcosa di più, ma senza esagerare, un cavalletto robustissimo ma che non ci portiamo dietro non serve a molto.

Quale testa?

Boh, io una perfetta per ogni occasione non l'ho ancora trovata. Per certe cose preferisco quelle a sfera, per altre quelle a tre movimenti. Se qualcuno trova quella perfetta per ogni occasione faccia un fischio.

Come si apre il cavalletto?

Con gli sblocchi sulle gambe, si certo...ma il modo più veloce é sbloccare tutti gli snodi che servono, lasciare che la gravità estenda le gambe e poi serrare gli sblocchi. É più veloce che agire sulle sezioni una per volta. Cercate di aprire le gambe di modo che la base della testa sia più o meno orizzontale al terreno.
Accertatevi che il tutto sia stabile. Alcuni cavalletti hanno un gancio sotto la colonna centrale, potete appenderci qualcosa per appesantire e stabilizzare il tutto.

La colonna centrale

Quella se possibile é meglio non usarla. É per le emergenze. Quindi meglio scegliere un cavalletto che raggiunga una buona altezza di lavoro con la colonna centrale retratta. La colonna centrale può essere estratta di qualche centimetro per una regolazione fine dell'inquadratura, ma se estratta completamente pregiudica la stabilità del sistema.

Come si chiude il cavalletto?

Al contrario di come lo avete aperto. Lo rovesciate (senza ferire nessuno) sbloccate gli snodi e lasciate che la gravita' faccia nuovamente il suo corso, chiudendo le gambe per voi. Poi bloccatele.

Come lo si trasporta?

Io trovo che una borsa per cavalletto, con una tasca capiente per tenere anche la livella a bolla e il telecomando sia il modo più comodo per trasportarlo.

Un ultimo avviso ai naviganti, se usate una reflex, meglio pre-sollevare lo specchio per ridurre il micromosso, accertatevi inoltre che la tracolla della macchina non sbandieri al vento, vanificando ogni vostro sforzo di ottenere nitidezza dai vostri scatti.

mercoledì 28 settembre 2011

Come si pulisce un sensore

Come ho già ricordato, MAI pulire un sensore con i materiali e le procedure validi per le lenti.
Sensor Swab della
VisibleDust

Non so quale sia la procedura migliore in assoluto per pulire un sensore, posso dire pero' che io uso i sensor swab della VisibleDust. In pratica sono dei bastoncini opportunamente sagomati, ricoperti con un panno morbidissimo su cui si deposita prima dell'uso una goccia di un opportuno liquido che evapora velocemente senza lasciare nessun residuo.

Per usarli:  Scegliete lo swab adatto al vostro formato di sensore e seguite SCRUPOLOSAMENTE le istruzioni del produttore.

Una nota aggiuntiva: per minimizzare il problema dello sporco, tenete puliti la camera dello specchio e i tappi posteriori delle ottiche. Se decidete di pulire il sensore fatelo in un ambiente pulito e ben illuminato e, per banale che possa sembrare, prima spazzolatevi i capelli e lavatevi la faccia onde evitare di essere voi una sorgente di polvere! Meglio ancora, per i capelli usate una cuffia per la doccia...

Non siate maniacali su questa cosa, qualche granello di polvere raramente si vede in foto, e se si vede e' quasi sempre facilmente spuntinabile con il vostro programma preferito di fotoritocco.
Quindi tranne viaggi nel Sahara o cambi ottica sulla spiaggia (questo se non c'e' in ballo il Pulitzer non fatelo), pulire il sensore più di una volta l'anno e' probabilmente eccessivo.


martedì 27 settembre 2011

Come si pulisce una lente

Un mio amico ieri mi ha mostrato orgoglioso la sua nuova macchina fotografica. La prima cosa che noto e' che la lente frontale dell'obbiettivo e' discretamente impolverata. Lo faccio notare e lui mi chiede: "Per pulirla va bene un fazzolettino di carta?"

Ovviamente no.

 Per pulire una lente la cosa migliore da fare e' di togliere la polvere con un pennello morbido, di quelli con annessa pompetta.

Se poi ci fossero anche ditate o sporco vario, allora si deve usare una cartina per lenti, chiedetene a un buon fotonegoziante, costano poco e durano tanto. Il modo migliore di usarle e' alitare sulla lente e poi passare la cartina con movimenti regolari, meglio se circolari, dal centro verso l'esterno. Delicatamente e senza grattare. Non usate liquidi detergenti, rischiate solo di rovinare l'antiriflesso.

Non siate paranoici, un po' di polvere sulla lente frontale non incide minimamente sulla qualita' della foto. E neanche qualche macchiolina d'acqua o di sporco.

Togliete invece immediatamente le ditate.

Ah, un'ultima cosa. NON usate MAI questo sistema per pulire un sensore. Per quelli la procedura e' completamente diversa. NON fatelo, ripeto, lo danneggereste.


sabato 3 settembre 2011

Manfrotto 293 - Supporto per teleobiettivo

Manfrotto 293 - Supporto per teleobiettivo


Qualche giorno fa, dopo aver venduto la mia gloriosa Leica M8, ho svecchiato un po' il corredo con l'acquisto di una EOS 7D e di un 70-300 F4-5.6 L IS USM. Purtroppo però, nonostante stiamo parlando di una lente serie L, Canon non fornisce con l'obiettivo in questione l'anello per il cavalletto.

In caso di teleobiettivi questo accessorio (che non dovrebbe essere accessorio) è però fondamentale nell'uso con il cavalletto, pena l'inesorabile tendenza del nasone della fotocamera ad abbassarsi quando si serra la testa in posizione. Sfalsando l'inquadratura. La staffa per il cavalletto serve appunto a tenere il sistema fotocamera obiettivo ancorato alla testa in posizione di equilibrio, evitando la sindrome da naso pesante.

Dato che questa non è l'unica ottica su cui ho il problema, ho deciso di correre ai ripari con l'acquisto di questo supporto "universale" per teleobiettivi della Manfrotto.

Il concetto e' semplice: questa staffa dispone di un binario estensibile (per accomodare ottiche di varie lunghezze), di un supporto anteriore (con appoggio in gomma), su cui appoggiare il cannone, e di una testa basculante, dotata di piastra di attacco rapido (del tipo RC2), cui agganciare il corpo della fotocamera. La testa è basculante onde permettere la regolazione del sistema. Una cinghietta permette poi di migliorare l'ancoraggio dell'obiettivo all'appoggio anteriore.

Sul binario regolabile è presente una serie di fori filettati con i due diametri più diffusi. In uno di questi fori, quello che permette di bilanciare meglio il sistema, potete agganciare la testa del vostro cavalletto. A questo punto il gioco è fatto, niente più naso pesante.

Attenzione che il sistema è più indicato per ottiche che non si allungano zoomando, ma nulla impedisce di usarlo anche con ottiche (come il menzionato 70-300) che si allungano.

L'ho provato con il 70-300 L, con il 100-300 Panasonic, con il Macro EF 100 F2.8 USM e con il 200 F2.8 L. Fa il suo lavoro.



domenica 28 agosto 2011

Blackrapid RS-4

Chi mi conosce, o mi legge da un po' di tempo, sa che soffro di cervicale, ore e ore passate davanti a un computer per lavoro non aiutano, ed il colpo di grazia lo danno le fotocamere pesanti appese al collo. Tanto che ho preso l'abitudine di usare la fotocamera direttamente senza la cinghia. Al più uso una robusta cinghia da polso come misura di sicurezza.

Ma non sempre si può fare a meno della cinghia da spalla. A volte si deve poter tenere la macchina fotografica pronta all'uso, lasciando libere le mani e senza dover aprire e chiudere continuamente una borsa fotografica quando si deve scattare.

La cinghia in dotazione alle reflex non é, per me, una soluzione. Se portassi la macchina appesa al collo, a sera me ne pentirei di sicuro. Tenuta a spalla scivola di continuo. A tracolla é comodo perché non grava sulla cervicale, ma diventa molto scomodo portare la macchina all'occhio per fotografare.

E allora?

Da questi signori é arrivata una soluzione che ha risolto il mio problema. E' una tracolla che lascia la macchina fotografica libera di scorrere lungo una cinghia. In posizione di riposo rimane appesa all'altezza dell'anca, pronta per essere afferrata e portata ad altezza occhio per fotografare. La cosa bella é che la cinghia rimane utilizzabile anche se tenuta sotto una giacca, purché questa sia aperta sul davanti.

Sullo spallaccio generosamente imbottito é poi ricavata una tasca per mettere le schede di memoria. Personalmente però ho sempre paura, nella fretta, di dimenticarmi aperta la zip della tasca e perdermi una scheda carica di foto, quindi tendo a non usarla, al più la uso per le batterie di scorta del flash.

La macchina fotografica rimane agganciata ad un moschettone, che corre libero sulla tracolla, tramite un anello che si avvita all'attacco per il cavalletto sul fondello della macchina.

Io personalmente a volte sostituisco l'anello in dotazione con una piastra di attacco rapido per cavalletto (uso le manfrotto RC2) e non ho mai avuto problemi. Ovviamente se non seguite le indicazioni del produttore della tracolla lo state facendo a vostro rischio e pericolo.

Comunque io ho usato sia la piastra di attacco rapido che l'anello in dotazione per portare, senza problemi, una 5d MKII, 24-105, flash 580 ex II e battery grip. La mia più grossa preoccupazione risiede nella tenuta dell'anello degli attacchi, non vorrei mai si deformasse per poi sganciarsi. Sempre meglio quindi, prima di usare il tutto sul campo, valutare ad occhio che non ci sia nessun segno di cedimento, neanche minimo, usando per prova un carico superiore a quello che porteremo poi effettivamente.

Notate che su alcuni forum di discussione viene riportato che ad alcuni possessori di questa tracolla sia capitato di avere problemi, anche gravi, con anelli di tenuta difettosi, che lasciavano cadere l'attrezzatura. Io non mi fido molto di quanto riportato nei forum. Ma é doveroso segnalarlo. Ripeto comunque che io non ho mai avuto problemi, e con me almeno altre due persone che conosco, di cui uno é un professionista nel ramo sportivo.

Se poi in futuro leggerete in un post su questo blog che ho distrutto una fotocamera per colpa di una caduta, sarete liberi di ridere a crepapelle. Ma spero che non accada :)

A parte questo ovviamente la macchina appesa in questo modo non é protetta dagli urti...occhio a dove andate a sbattere e ogni tanto controllate il serraggio dell'anello, non si sa mai.

In ogni caso, in questo modo, non sforzo inutilmente i muscoli del collo e la macchina é pronta allo scatto, anche in momenti in cui, magari, la stanchezza ci farebbe desistere dall'aprire la borsa e recuperare la macchina.

La RS-4 in mio possesso é la più semplice delle tracolle messe a disposizione dal produttore, ce ne sono per tutti i gusti, comprese versioni da donna, in cui la cinghia é conformata anatomicamente per non comprimere il seno o versioni per due corpi macchina, che vedrei bene addosso a un Billy The Kid versione fotografo...forse un po' esagerate?


sabato 20 agosto 2011

Tre utilissimi accessori...

Penso ci siano tre accessori fondamentali per portare a casa fotografie di qualità, in particolare per il paesaggio e l'architettura, che vedo raramente nelle borse degli amici fotografi.

1) Una livella a bolla. Di quelle che si attaccano alla slitta porta flash. Costano pochi euro, non pesano nulla, stanno in tasca e fanno risparmiare tantissimo tempo evitandoci di capire se un orizzonte é storto o le linee di quella stupenda chiesetta sono cadenti...insomma se si ha un cavalletto, si deve avere una livella a bolla. Punto. Ce ne sono di vari tipi, il più versatile é quello a due assi. Evitate quelle cosiddette toroidali, funzionano solo con la fotocamera in orizzontale!


2) Un telecomando a filo per ogni fotocamera che si usa. Il peggior nemico della nitidezza é il micromosso. Non ci sono molti modi per evitarlo. Anzi, ne conosco uno solo. Una fotocamera ben ferma. Il telecomando per questo é il nostro migliore amico, nostro e del cavalletto. Si può supplire con l'autoscatto, ma con il telecomando risparmiamo tempo. A volte non costano poco, ma ce ne sono di buoni, non originali, a buon prezzo. Con le reflex andrebbe abbinato al pre-sollevamento dello specchio.


3) Il tempo. Già, é il singolo accessorio più importante in fotografia ed é l'unico che non vendono nei negozi (questa non é mia). In realtà non sta neanche in borsa, ma questi sono dettagli. Comunque visto che tempo ne abbiamo poco, dobbiamo fare tesoro di quello che c'é. Ecco perché non mi porto mai dietro il cavalletto se non ho anche la livella ed il telecomando.