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venerdì 4 novembre 2011

GITZO GT 1551 T

Mi son fatto il Gitzo...

Era un po' che ci pensavo. E ora si avvicina l'inverno, le giornate sono corte. All'uscita dall'ufficio e' praticamente notte. Se voglio fotografare il treppiede e' l'unica soluzione.

Girare per la città con il Manfrotto 294 non e' pero' agevole. Ne come peso ne come ingombro. Intendiamoci, non e' un cavalletto in se e per se enorme ed eccessivamente ingombrante. Lo e' solo troppo per me e per questo tipo di cose.

E allora sono andato a caccia del cavalletto giusto. Non quello da portare insieme alla borsa. Quello da mettere nella borsa. Doveva essere leggero (ricordate? la mia cervicale), compatto, con testa a sfera, permettere un'altezza di lavoro quasi a livello occhio  e poter tenere il peso di una 5D MKII (senza il grip...) con un'ottica medio corta. Ai tele per questo tipo di attività potevo rinunciare.

Si...e poi? E poi basta. Mi posso accontentare.

L'ho trovato, gente di poca fede, eccome se l'ho trovato: un GITZO GT 1551T che, essendo uscito di produzione credo rimpiazzato dal 1550T, ho potuto anche portare via con un discreto sconto sul listino.

Il cavalletto mi e' stato fornito in kit con la testa a sfera GH1780TQR, che posso usare configurata con la piastra ad aggancio rapido oppure con la classica piastra fissa, anch'essa in dotazione.

Nel kit era compreso anche il ground level kit che serve per togliere la colonna centrale a agganciare la testa direttamente alla struttura, aumentando la stabilita' e riducendo ulteriormente il peso.

Il cavalletto e' veramente compatto, grazie alle cinque sezioni di cui sono composte le gambe sta comodamente richiuso nella sua sacca morbida all'interno della mia borsa da spalla (una Earth explorer marchiata National Geographic), questo anche grazie a un intelligente sistema di chiusura delle gambe che permette di ripiegarle all'indietro verso la testa, riducendone sensibilmente l'ingombro.

Come va?

Benone. La struttura in fibra di carbonio e' leggerissima. Con colonna e testa pesa poco più' di un Kg. Attorno agli 1.2-1.3 Kg per essere più precisi.

Una volta esteso, colonna compresa e considerando la testa, e' fin più alto di quanto mi serva. Alla massima estensione avrei problemi a leggere l'LCD superiore della 5D.

Per ora l'ho provato di notte, con pose lunghe, usando la 5DMKII e un 17-40 F4, ottenendo sempre scatti nitidi. La testa e' fluida e ben regolabile. Le gambe sono un po' dure da posizionare, ma in fondo e' meglio così.

L'unica cosa con cui non mi trovo tanto e' il meccanismo di aggancio della piastra alla testa. Mi trovo meglio con i Manfrotto RC2 anche se devo ammettere che il sistema Gitzo potrebbe risultare in meno possibilità' di gioco tra la testa e la piastra, ma non ho prove ne in un senso ne nell'altro.

Ovviamente la testa non e' compatibile con le piastre Manfrotto, cosa che mi dispiace per due motivi:

1) Dovrò acquistare altre piastre.
2) Non posso agganciare la tracolla Blackrapid alla piastra perche', a differenza delle Manfrotto, le piastre Gitzo non hanno un anello alla base.

Quest'ultima cosa, se vogliamo e' l'unica nota dolente di questo acquisto. Il non poter tenere sempre la piastra montata al fondello. Se voglio usare la tracolla devo togliere la piastra.

Per i signori della Gitzo: nelle piastre un robusto anello adatto ad agganciare un moschettone, al posto della vite piatta, sarebbe cosa molto gradita.

sabato 3 settembre 2011

Manfrotto 293 - Supporto per teleobiettivo

Manfrotto 293 - Supporto per teleobiettivo


Qualche giorno fa, dopo aver venduto la mia gloriosa Leica M8, ho svecchiato un po' il corredo con l'acquisto di una EOS 7D e di un 70-300 F4-5.6 L IS USM. Purtroppo però, nonostante stiamo parlando di una lente serie L, Canon non fornisce con l'obiettivo in questione l'anello per il cavalletto.

In caso di teleobiettivi questo accessorio (che non dovrebbe essere accessorio) è però fondamentale nell'uso con il cavalletto, pena l'inesorabile tendenza del nasone della fotocamera ad abbassarsi quando si serra la testa in posizione. Sfalsando l'inquadratura. La staffa per il cavalletto serve appunto a tenere il sistema fotocamera obiettivo ancorato alla testa in posizione di equilibrio, evitando la sindrome da naso pesante.

Dato che questa non è l'unica ottica su cui ho il problema, ho deciso di correre ai ripari con l'acquisto di questo supporto "universale" per teleobiettivi della Manfrotto.

Il concetto e' semplice: questa staffa dispone di un binario estensibile (per accomodare ottiche di varie lunghezze), di un supporto anteriore (con appoggio in gomma), su cui appoggiare il cannone, e di una testa basculante, dotata di piastra di attacco rapido (del tipo RC2), cui agganciare il corpo della fotocamera. La testa è basculante onde permettere la regolazione del sistema. Una cinghietta permette poi di migliorare l'ancoraggio dell'obiettivo all'appoggio anteriore.

Sul binario regolabile è presente una serie di fori filettati con i due diametri più diffusi. In uno di questi fori, quello che permette di bilanciare meglio il sistema, potete agganciare la testa del vostro cavalletto. A questo punto il gioco è fatto, niente più naso pesante.

Attenzione che il sistema è più indicato per ottiche che non si allungano zoomando, ma nulla impedisce di usarlo anche con ottiche (come il menzionato 70-300) che si allungano.

L'ho provato con il 70-300 L, con il 100-300 Panasonic, con il Macro EF 100 F2.8 USM e con il 200 F2.8 L. Fa il suo lavoro.