E finalmente è arrivato, dai confessiamolo, lo stavamo aspettando. Lightroom per tablet. Ed ora eccolo.
Essendo io abbonato al servizio Adobe CC, ho immediatamente scaricato la app e ci ho giocato, per il momento solo giocato, un pochettino.
La app funziona bene ed è veloce, per quanto riguarda l'editing si trovano quasi tutte le funzionalitá base del pannello di sviluppo della versione desktop, diciamo tutte quelle del pannello sopra la curva di livello. Più il crop. Insomma quello che serve per una prima messa a registro delle immagini.
In pratica il workflow consiste nel selezionare sul proprio catalogo di lightroom quali collection tenere sincronizzate. A qual punto, facendo ponte tramite Adobe (si, serve una connessione in rete avete capito bene) sul tablet arriveranno delle copie dei file selezionati (delle specie di smart preview per quello che ho potuto capire ). Una volta che le foto sono anche sul tablet, una qualsiasi modifica lato desktop o lato mobile verrá automaticamente ribaltata anche sull'altro lato. Quest'operazione è abbastanza veloce, dato che nella maggioranza dei casi si tratta solo di spostare l'informazione sulle modifiche ai parametri.
Lato tablet è possibile selezionare (bandierina bianca, grigia o nera) le foto, ma non è possibile attribuire una valutazione numerica o un codice colore. Strano e limitante...idem per la possibilitá di taggare le foto. Non pervenuta.
Si possono poi importare le foto dal rullino del tablet, ma solo dei jpg, non i raw. Anche questo è limitante, mi sarebbe piaciuto poter importare i raw dalla macchina fotografica, scremarli sul tablet, magari pre-editare i migliori e poi con comodo finire il lavoro a casa, ma questo non è possibile.
Il verdetto? In sospeso. Alcune mancanze sono sicuramente figlie della volontá di uscire con il prodotto senza indugiare oltre. Altre (non poter importare i raw direttamente dalla macchina fotografica) potrebbero essere invece una scelta dettata da precise esigenze, e non facilmente risolvibili in tempi brevi.
La necessita di dover avere una connessione internet (proprio internet non basta una rete locale) potrá poi diventare un forte ostacolo per molti.
Il costo? Bisogna essere abbonati al servizio Adobe CC, quindi a partire da circa 13 euro al mese per il piano che prevede Photoshop, Lightroom desktop e, ora, Lightroom mobile.
Per il momento quest'ultimo è ancora un abbozzo, e dovremo stare a vedere che ne verrá fuori.
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sabato 19 aprile 2014
domenica 26 gennaio 2014
Fujifilm X-20
Ok. Dopo qualche mese di utilizzo intenso, parliamo un po' della Fujifilm X-20. Per gli impazienti che stessero girando da una recensione all'altra per convincersi: risparmiate tempo, uscite e mettete mano al portafogli. Io la trovo adorabile. Poi magari postate la vostra opinione.
Per tutti gli altri cercherò di essere obiettivo, ma devo avvisare che inizio ad essere un po' di parte. Sono stato così positivamente colpito dai recenti prodotti Fuji, che mi trovo spesso a perdonarne i difetti. (Difetti, quali difetti, ho parlato di difetti? Volevo dire peculiarità...)
Corpo, schermo e mirino
Il corpo e' stupendo, solido, comodo. Con le ghiere ed i pulsanti giusti. Molto comoda la selezione della focale ruotando la ghiera presente sulla lente. La ghiera, che funge anche da interruttore di accensione, comanda meccanicamente il gruppo ottico; niente fly by wire. E' tutta un'altra vita rispetto alla grande maggioranza delle compatte in commercio.
In posizione di riposo, a macchina spenta, la lente viene quasi completamente ritratta nel corpo macchina, sporge di un paio di centimetri, o poco meno. Da questa posizione, ruotando la ghiera fino alla posizione contrassegnata per la focale di 28mm, la macchina si accende. Abbastanza comodo.
Lo schermo e' di generose dimensioni e si vede bene praticamente sempre, ma non e' orientabile.
Il mirino ottico di tipo galileiano e' forse la caratteristica che più mi attirava di questa macchina quando l'ho presa. E' dotato di una discreta copertura (sempre per essere una compatta), circa il 90% o poco meno, e presenta in sovra-impressione le informazioni basilari di scatto ed una grossolana conferma della zona di messa a fuoco, onestamente molto grossolana. Devo pero' dire che lo sto usando poco all'atto pratico.
Comodo comunque il sensore che accende e spegne lo schermo se si avvicina il mirino all'occhio, di solito assente in macchine compatte. In questo come in altri dettagli, si vede che Fuji non ha voluto penalizzare il fotografo in nessun dettaglio. Pur trattandosi di una compatta, i progettisti hanno voluto fornire uno strumento serio e dall'ottima ergonomia.
La macchina e' dotata di un piccolo flash interno, a scomparsa, utile per il fill-in o per aggiungere un punto luce negli occhi dei soggetti ritratti. Utile poi per far scattare un flash esterno comandato per simpatia tramite servo-cellula. Io trovo ottima l'accoppiata con il flash EF-X20, che si può ovviamente montare sulla slitta del contatto a caldo, eventualmente portandosi in tasca anche un cavo TTL Canon per mantenere il TTL anche con il flash separato. Poco ingombro, resa sicura, anche considerato il fatto che l'otturatore centrale permette l'uso di tempi di sincronizzazione del flash ben più rapidi di quelli normalmente a disposizione su macchine con otturatore a tendina, cosa utilissima alla luce del giorno.
Lente
La X-20 ha una lente che copre le focali più usate. Devo dire che avrei preferito una lente che partisse da 24mm, anziché da 28. In cambio avrei tranquillamente sacrificato qualche mm di focale sul lato tele.
La lente è dotata di un'ottima apertura che è pienamente sfruttabile, anzi, visto che la diffrazione entra presto in gioco date le dimensioni del sensore, meglio non chiudere mai troppo. Personalmente lavoro sempre tra f/2.0 e f/2.8. Quasi mai oltre: facendo un po' di conti si vede che oltre la diffrazione abbassa in fretta la qualità' dell'immagine e che lavorando a queste aperture la profondità' di campo e' comunque già molto estesa.
Ecco, non e' la macchina giusta se volete giocare sullo sfocato. Ma nessuna compatta con sensori inferiori ad un APS-C lo può essere.
La risoluzione è buona su quasi tutta la gamma delle focali. Trovo sia un po' debole alla focale massima, dove un po' di perdita di risoluzione diventa evidente.
La lente presenta poi un otturatore centrale: silenziosissimo, non la sente scattare quasi neanche il fotografo. Trovo che per la street photography, se la luce e' almeno discreta, questa macchina sia indicatissima.
Spesso uso la macchina con messa a fuoco in manuale: pre-imposto una distanza appropriata di messa a fuoco, aiutandomi con la scala dell'iperfocale (a onor del vero un po' tanto conservativa) che viene mostrata a schermo e via, a questo punto posso limitarmi a inquadrare e scattare.
Sensore
Il sensore e' di tipo X-Trans. Personalemente adoro la resa di questi sensori, sopratutto agli ISO alti. Qui, complice la dimensione ridotta, non otteniamo le performance meravigliose dei sensori delle sorelle maggiori, ma ho usato questo sensore fino a 1600 ISO senza dover inorridire. Diciamo che la zona di sicurezza per molti palati si ferma a 800 ISO, ma io considero utilizzabile anche la sensibilità a 1600, in particolare se immagino a priori di voler ottenere un lavoro in bianco e nero; terrei invece per le vere emergenze (insomma la foto ricordo ) i 3200.
Funzionalita'
In realta' ho gia praticamente parlato di tutto quello che conta, va solo fatto notare che Fujifilm sta adottando una filosofia molto particolare: non limita in nessun modo le funzionalita' e le caratteristiche disponibili solo per 'giustificare' differenze di prezzo. E' piu' che evidente che se una cosa riescono tecnicamente a metterla dentro una macchina lo fanno. Punto. Tanto di cappello. Il supporto poi, a livello di aggiornamenti firmware e' di prima qualita'. Se possono aggiungere una funzionalita' presentata con macchine successive lo fanno. Questo allunga notevolmente la vita tecnologica dei prodotti. Molto in controtendenza rispetto ad un mondo cresciuto a colpi di obsolescenza tecnologica programmata.
Considerazioni finali
La macchina, come intuibile da quello che ho scritto, e' un vero gioiellino. E' perfetta? No ovviamente. Vorrei segnalare giusto un paio di difetti, almeno i piu' significativi:
Primo, la durata della batteria. La batteria e' minuscola e dura veramente poco. Certo dipende da come si usa la macchina, ma io ho finito per comprarne due di scorta da portare sempre dietro, essendo di scarsa capacita' non costano poi molto, ma avrei preferito una batteria un po' piu' capiente.
Secondo, l'elemento frontale della lente e' proprio a filo del barilotto, cosa che lo rende estremamente esposto a ditate o peggio graffi. Non guasterebbe un paraluce, se non fosse che il paraluce originale Fuji costa una cifra spropositata ed il tipo particolare di attacco rende quasi impossibile adattare un paraluce universale, cosa che ci crea problemi anche volessimo usare un qualche tipo di filtro ottico, ad esempio un IR o un polarizzatore. Ecco evidentemente qualcuno in casa Fuji ancora pensa che si possa fare cassa con questi mezzucci…dovrebbero imparare dai colleghi che hanno progettato il resto della macchina.
Conclusioni
Da quando l'ho presa la porto sempre in tasca, la trovo inoltre un'ottima compagna per la X-Pro1.
Addirittura, sopratutto per la street, la preferisco alla sorella maggiore per la sua leggerezza e discrezione. Erano anni che cercavo una compatta che non mi facesse rimpiangere troppo macchine più performanti e voluminose.
Perfettibile? Si, ma di poco, basterebbe una batteria un po' più capiente ed un mirino con una copertura appena maggiore. E si, magari che usi una filettatura standard per paraluce e filtri.
Per tutti gli altri cercherò di essere obiettivo, ma devo avvisare che inizio ad essere un po' di parte. Sono stato così positivamente colpito dai recenti prodotti Fuji, che mi trovo spesso a perdonarne i difetti. (Difetti, quali difetti, ho parlato di difetti? Volevo dire peculiarità...)
Corpo, schermo e mirino
Il corpo e' stupendo, solido, comodo. Con le ghiere ed i pulsanti giusti. Molto comoda la selezione della focale ruotando la ghiera presente sulla lente. La ghiera, che funge anche da interruttore di accensione, comanda meccanicamente il gruppo ottico; niente fly by wire. E' tutta un'altra vita rispetto alla grande maggioranza delle compatte in commercio.
In posizione di riposo, a macchina spenta, la lente viene quasi completamente ritratta nel corpo macchina, sporge di un paio di centimetri, o poco meno. Da questa posizione, ruotando la ghiera fino alla posizione contrassegnata per la focale di 28mm, la macchina si accende. Abbastanza comodo.
Lo schermo e' di generose dimensioni e si vede bene praticamente sempre, ma non e' orientabile.
Il mirino ottico di tipo galileiano e' forse la caratteristica che più mi attirava di questa macchina quando l'ho presa. E' dotato di una discreta copertura (sempre per essere una compatta), circa il 90% o poco meno, e presenta in sovra-impressione le informazioni basilari di scatto ed una grossolana conferma della zona di messa a fuoco, onestamente molto grossolana. Devo pero' dire che lo sto usando poco all'atto pratico.
Comodo comunque il sensore che accende e spegne lo schermo se si avvicina il mirino all'occhio, di solito assente in macchine compatte. In questo come in altri dettagli, si vede che Fuji non ha voluto penalizzare il fotografo in nessun dettaglio. Pur trattandosi di una compatta, i progettisti hanno voluto fornire uno strumento serio e dall'ottima ergonomia.La macchina e' dotata di un piccolo flash interno, a scomparsa, utile per il fill-in o per aggiungere un punto luce negli occhi dei soggetti ritratti. Utile poi per far scattare un flash esterno comandato per simpatia tramite servo-cellula. Io trovo ottima l'accoppiata con il flash EF-X20, che si può ovviamente montare sulla slitta del contatto a caldo, eventualmente portandosi in tasca anche un cavo TTL Canon per mantenere il TTL anche con il flash separato. Poco ingombro, resa sicura, anche considerato il fatto che l'otturatore centrale permette l'uso di tempi di sincronizzazione del flash ben più rapidi di quelli normalmente a disposizione su macchine con otturatore a tendina, cosa utilissima alla luce del giorno.
Lente
La X-20 ha una lente che copre le focali più usate. Devo dire che avrei preferito una lente che partisse da 24mm, anziché da 28. In cambio avrei tranquillamente sacrificato qualche mm di focale sul lato tele.
La lente è dotata di un'ottima apertura che è pienamente sfruttabile, anzi, visto che la diffrazione entra presto in gioco date le dimensioni del sensore, meglio non chiudere mai troppo. Personalmente lavoro sempre tra f/2.0 e f/2.8. Quasi mai oltre: facendo un po' di conti si vede che oltre la diffrazione abbassa in fretta la qualità' dell'immagine e che lavorando a queste aperture la profondità' di campo e' comunque già molto estesa.
Ecco, non e' la macchina giusta se volete giocare sullo sfocato. Ma nessuna compatta con sensori inferiori ad un APS-C lo può essere.La risoluzione è buona su quasi tutta la gamma delle focali. Trovo sia un po' debole alla focale massima, dove un po' di perdita di risoluzione diventa evidente.
La lente presenta poi un otturatore centrale: silenziosissimo, non la sente scattare quasi neanche il fotografo. Trovo che per la street photography, se la luce e' almeno discreta, questa macchina sia indicatissima.
Spesso uso la macchina con messa a fuoco in manuale: pre-imposto una distanza appropriata di messa a fuoco, aiutandomi con la scala dell'iperfocale (a onor del vero un po' tanto conservativa) che viene mostrata a schermo e via, a questo punto posso limitarmi a inquadrare e scattare.
Sensore
Il sensore e' di tipo X-Trans. Personalemente adoro la resa di questi sensori, sopratutto agli ISO alti. Qui, complice la dimensione ridotta, non otteniamo le performance meravigliose dei sensori delle sorelle maggiori, ma ho usato questo sensore fino a 1600 ISO senza dover inorridire. Diciamo che la zona di sicurezza per molti palati si ferma a 800 ISO, ma io considero utilizzabile anche la sensibilità a 1600, in particolare se immagino a priori di voler ottenere un lavoro in bianco e nero; terrei invece per le vere emergenze (insomma la foto ricordo ) i 3200.Funzionalita'
In realta' ho gia praticamente parlato di tutto quello che conta, va solo fatto notare che Fujifilm sta adottando una filosofia molto particolare: non limita in nessun modo le funzionalita' e le caratteristiche disponibili solo per 'giustificare' differenze di prezzo. E' piu' che evidente che se una cosa riescono tecnicamente a metterla dentro una macchina lo fanno. Punto. Tanto di cappello. Il supporto poi, a livello di aggiornamenti firmware e' di prima qualita'. Se possono aggiungere una funzionalita' presentata con macchine successive lo fanno. Questo allunga notevolmente la vita tecnologica dei prodotti. Molto in controtendenza rispetto ad un mondo cresciuto a colpi di obsolescenza tecnologica programmata.
Considerazioni finali
La macchina, come intuibile da quello che ho scritto, e' un vero gioiellino. E' perfetta? No ovviamente. Vorrei segnalare giusto un paio di difetti, almeno i piu' significativi:
Primo, la durata della batteria. La batteria e' minuscola e dura veramente poco. Certo dipende da come si usa la macchina, ma io ho finito per comprarne due di scorta da portare sempre dietro, essendo di scarsa capacita' non costano poi molto, ma avrei preferito una batteria un po' piu' capiente.
Secondo, l'elemento frontale della lente e' proprio a filo del barilotto, cosa che lo rende estremamente esposto a ditate o peggio graffi. Non guasterebbe un paraluce, se non fosse che il paraluce originale Fuji costa una cifra spropositata ed il tipo particolare di attacco rende quasi impossibile adattare un paraluce universale, cosa che ci crea problemi anche volessimo usare un qualche tipo di filtro ottico, ad esempio un IR o un polarizzatore. Ecco evidentemente qualcuno in casa Fuji ancora pensa che si possa fare cassa con questi mezzucci…dovrebbero imparare dai colleghi che hanno progettato il resto della macchina.
Conclusioni
Da quando l'ho presa la porto sempre in tasca, la trovo inoltre un'ottima compagna per la X-Pro1.
Addirittura, sopratutto per la street, la preferisco alla sorella maggiore per la sua leggerezza e discrezione. Erano anni che cercavo una compatta che non mi facesse rimpiangere troppo macchine più performanti e voluminose.
Perfettibile? Si, ma di poco, basterebbe una batteria un po' più capiente ed un mirino con una copertura appena maggiore. E si, magari che usi una filettatura standard per paraluce e filtri.
giovedì 20 giugno 2013
Eos m - qualche settimana dopo
Sulla mirrorless canon è stato scritto e detto molto, anche da me. È qualche settimana che la uso, devo dire quasi quotidianamente, e posso confermare tutte le mie impressioni iniziali. Ci sono giusto un paio di considerazioni (negative) che mi sento in dovere di aggiungere.
lunedì 22 aprile 2013
Canon EOS M - rolling review
Ecco l'elenco dei post sulla EOS M, giusto per avere un indice, anche se dubito che serviranno tanti post quanti quelli relativi alla Fuji X-Pro1.
Canon EOS M - primo contatto
M! (EOS)
Canon EOS M - primissime (seconde) impressioni
Canon EOS M - l'autofocus
EOS M - Qualche settimana dopo
Canon EOS M firmware 2.02
Canon EOS M - primo contatto
M! (EOS)
Canon EOS M - primissime (seconde) impressioni
Canon EOS M - l'autofocus
EOS M - Qualche settimana dopo
Canon EOS M firmware 2.02
mercoledì 10 aprile 2013
EOS M - Primissime (seconde) impressioni
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| Canon EOS M - EF-M 22 STM @ ISO 160 |
Ora è qualche giorno che gioco con questa macchina e si iniziano a intravvedere con più chiarezza le cose positive e quelle negative.
Cose che mi piacciono:
- Le dimensioni: qualità di una buona reflex in dimensioni da tasca, certo non da taschino, ma in una giacca una tasca adatta la si trova. Questo, meglio dirlo, solo se ci si 'accontenta' di avere a disposizione il solo 22mm.
- Il flash EX 90 in dotazione. Minuscolo e leggero, è utlizzabile come controller per il sistema wireless ottico dei flash Canon.
- La qualità costruttiva. La sensazione è di un corpo ben fatto, robusto e affidabile.
- Il touch screen dotato di ottima sensibilità e generose dimensioni.
- L'implementazione della funzionalità Auto ISO. Quasi esattamente come dovrebbe essere implementata da tutti: Se si configura la macchina in modalità M, impostando tempi e diaframmi manualmente, l'esposizione viene regolata dalla macchina variando la sensibilità del sensore. Esattamente come fa ad esempio Fuji nelle X-Pro. Per tutti quelli che si inventano cose strane: questo è il modo giusto di implementare l'auto ISO.
- La possibilità di montare le ottiche Canon Ef ed Ef-s mantenendo tutti gli automatismi.
- La funzione di selezione del punto dimessa a fuoco via touch screen, e, al contempo il poter riposizionare il punto di autofocus al centro del fotogramma premendo un solo pulsante.
Cose che mi piacciono decisamente meno:
- Una pecca nella funzione Auto ISO: se usata come descritta sopra, la compensazione dell'esposizione non fa nulla. L'esposimetro espone sempre allo stesso modo. La cosa corretta sarebbe tenere conto della compensazione richiesta nel decidere la sensibilità da impostare in automatico (magari dicendolo qualcuno ne prende nota...)
- La dimensione minima dell'area di messa a fuoco è troppo grande. Diventa difficile a volte 'spiegare' all'autofocus dove, esattamente, vogliamo focheggiare. Mi chiedo se questa dimensione minima non dipenda da qualche dettaglio hardware del sensore a rilevazione di fase, penso comunque che, anche al costo di passare in certi casi alla modalità ad analisi del contrasto, sarebbe il caso di permettere un'area di dimensioni minori.
- La scelta di non avere un attacco per il telecomando a filo, ma solo per uno a infrarossi...e poi mi mettono il jack per un microfono stereo esterno (ma chi volete che usi questa macchina per fare video professionali poi?).
- Il pulsante di accensione. Non è impossibile schiacciarlo inavvertitamente nel riporre la macchina in tasca; per giunta anche il pulsante 'play' accende la macchina: doppio rischio (ma perché poi?). Io avrei preferito avere una posizione 'off' nella ghiera (che già c'è) posta attorno al pulsante di scatto, magari al posto della posizione per la modalità Intelligent Auto (o come si chiama).
- La mancanza di un viewfinder opzionale (ma posso anche vivere senza).
- L'organizzazione di alcune voci nei menu è migliorabile, ad esempio mi perdo sempre cercando la messa a fuoco manuale, dovrò metterla tra i preferiti...
Altro? Sicuramente, ma per ora può bastare. E no, non ho volutamente parlato della velocità dell'autofocus, ne in bene ne in male. Magari ci tornerò, basti dire che è preciso (fatta salva la limitazione esposta prima, non gravissima e probabilmente aggiustabile) e questa è la cosa più importante, per ora non intendo alimentare le già sterili polemiche che girano fin troppo facilmente sui forum.
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| Canon EOS M - Sigma 50mm F1.4 EX @ ISO 100 |
giovedì 28 febbraio 2013
Fujifilm XF 35mm F1.4 R
Categoria: Normale luminoso
A più di un anno dall'uscita del sistema le Fuji X-Pro non sono più una novità od un'incognita. La qualità che promettevano è stata largamente mantenuta, non senza qualche innegabile difetto di gioventù. Quello che a me sembra chiaro è che sono qui per restare. Con buona pace dei concorrenti.
Un ottimo sensore però è ben poca cosa se davanti non ci mettiamo un vetro ancora più buono. Questo alla Fujifilm dovevano averlo ben presente quando hanno deciso di incentrare il lancio del sistema attorno al 35mm F1.4 che è stato, giocoforza, LA lente acquistata insieme con il corpo macchina.
Per farla breve, questa lente mi piace? Si. Vale il prezzo richiesto? Si. Ora qualche considerazione più approfondita, per chi ha tempo di leggere.
Caratteristiche tecniche
Le caratteristiche tecniche sono di tutto rispetto, si poteva sperare in un diaframma a 9 lamelle invece di 7, ma questo sembra non penalizzare particolarmente la resa nello sfocato, per il resto:
Focale equivalente: 53mm ( fattore di crop 1.5x)
Angolo di campo: 44.2
Apertura massima: F/1.4
Apertura minima :F/16
Lamelle del diaframma: 7 arrotondate
Distanza minima di messa a fuoco: 28cm
Rapporto di ingrandimento: 0.17x
Dimensioni: 65.0 (D) x 54.9 (L)
Peso: 187g
Diametro filtri: 52mm
Insomma una lente dalle caratteristiche più che oneste e che ben si accompagna ai corpi macchina Fuji.
Qualità costruttiva
L'ottica è decisamente leggera, ma sembra robusta e dopo quasi un anno di utilizzo piuttosto intenso devo dire che non sembra accusare nessun tipo di problema dovuto all'uso, anche la finitura regge bene l'utilizzo un po' disinvolto.
L'unico appunto e' il tappo in gomma che si deve usare se si vuole tenere montato il paraluce. Si sfila molto facilmente in borsa. Poco male perché la lente frontale è comunque ben incassata e protetta, ma non si poteva studiare una soluzione migliore che dover avere due paraluce distinti uno per l'ottica nuda e uno per l'ottica con il paraluce? E anche in questo caso non lo si poteva disegnare meglio? Sa un po' di ripensamento dell'ultimo minuto.
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| Fujifilm X-Pro1 - Fuji XF 35 F1.4 @ ISO 200 |
Resa qualitativa
Non sono il primo a dirlo: è un'ottica decisamente speciale, la resa, sopratutto nei ritratti, è molto buona e a tutta apertura ha una resa veramente speciale. Anche in altri campi di utilizzo, dal paesaggio alla street, rende bene grazie alla sua ottima definizione su tutto lo spettro dei diaframmi (certo attenzione alla diffrazione alle aperture più chiuse).
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| Fujifilm X-Pro1 - Fuji XF 35 F1.4 @ ISO 800 |
Messa a fuoco
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| Fujifilm X-Pro1 - Fuji XF 35 F1.4 @ ISO 200 |
E' forse la nota dolente di tutto il sistema Fuji, non ne ho mai fatto mistero. Non che non sia utilizzabile, anzi lo è sicuramente, in particolare con gli ultimi aggiornamenti. Non pensate però di usare l'autofocus su soggetti troppo 'frizzanti'. Comunque con l'EVF è molto preciso. Un po' meno con l'OVF dove bisogna ingegnarsi per ottenere dei risultati affidabili.
Conclusioni
Nulla da eccepire: se volete una X-Pro1 o la sua sorellina X-E1, quest'ottica è un must. Non ci si può pentire di prenderla. Se è vero (ed è vero), che sono le lenti a fare le foto, questa fa delle gran belle foto.
venerdì 30 novembre 2012
Hahnemuhle PhotoRag Bright White 310g
Parlare di una carta e' difficile e rischioso; non e' un caso che quasi nessuno recensisca carte da stampa sul web.
Io mi limiterò a dare qualche impressione e a parlare di quello che ho imparato usando questa carta con una determinata stampante. In questo caso una Epson R2400, riportando se quest'accoppiata incontra i miei, personalissimi, gusti. Niente piu' di questo.
Questa carta è del tipo 'Matte', vale a dire opaca. Le carte di questo tipo, che per inciso sono le mie preferite, sono anche le più difficili da trattare.
Tendono ad avere poco contrasto, ed un D-max piuttosto limitato, almeno se confrontate con le carte di tipo 'Glossy', cioè lucide.
Questa carta, al tatto, è spettacolare. La sensazione è quella di un cartoncino da disegno di ottima fattura, pesante, spesso, solido. Veramente piacevole. La finitura della superficie ha poi una bella trama, non invadente, ma che dona un bel carattere alle stampe.
Dopo più di un pacco da 25 stampato posso trarre qualche conclusione. Che la carta in se e per se sia molto bella: già detto. Ma come va? Tutto sommato bene, il contrasto ottenibile è più che sufficiente. I neri non sono estremamente...neri, vale a dire che il D-max non è elevatissimo, ma questo vale per quai tutte le carte di questo tipo.
I dettagli vengono mantenuti, anche quelli più fini. Utilizzando i profili colore adatti alla stampante (vanno scaricati dal sito del produttore), la gestione dei neri e dei bianchi è buona. Giusto bisogna aprire i neri di 1 o due livelli e chiudere i bianchi di altrettanto. Per non sprecare troppa carta in tentativi inutili consiglio vivamente di effettuare due o tre prove di stampa con dei target di riferimento (consiglio sempre valido). Almeno con la mia Epson noto una leggera dominante bluastra nei grigi scuri (luminanza da 25 a 50 indicativamente). Ma credo si possa facilmente correggere con una profilatura ad hoc.
Stampando in bianco e nero personalmente preferisco usare il modulo Advanced Black/White del driver Epson, con settaggio 'light'. Ma il bianco e nero migliore in assoluto lo si può ottenere con il software QuadTone RIP: un Raster Image Processor dal costo estremamente contenuto, il cui unico difetto è che perde la possibilità di stampare senza margini. Ma la qualità ripaga di questa piccola perdita.
Unica nota negativa è che la superficie di stampa è veramente delicata: è facilissimo graffiarla o abraderla. Non è un grosso problema in stampe high-key o ricche di dettagli, ma stampe scure o con zone a campitura uniforme possono diventare un incubo, ad esempio la stampa di Vita (2), mi è costata tre prove prima di ottenerne una che fosse presentabile.
Per minimizzare il problema cerco di spolverare con un pennello morbido la superficie di stampa per rimuovere eventuali residui di carta. Dopo di che...maneggiare con cura.
Io mi limiterò a dare qualche impressione e a parlare di quello che ho imparato usando questa carta con una determinata stampante. In questo caso una Epson R2400, riportando se quest'accoppiata incontra i miei, personalissimi, gusti. Niente piu' di questo.
Questa carta è del tipo 'Matte', vale a dire opaca. Le carte di questo tipo, che per inciso sono le mie preferite, sono anche le più difficili da trattare.
Tendono ad avere poco contrasto, ed un D-max piuttosto limitato, almeno se confrontate con le carte di tipo 'Glossy', cioè lucide.
Questa carta, al tatto, è spettacolare. La sensazione è quella di un cartoncino da disegno di ottima fattura, pesante, spesso, solido. Veramente piacevole. La finitura della superficie ha poi una bella trama, non invadente, ma che dona un bel carattere alle stampe.
Dopo più di un pacco da 25 stampato posso trarre qualche conclusione. Che la carta in se e per se sia molto bella: già detto. Ma come va? Tutto sommato bene, il contrasto ottenibile è più che sufficiente. I neri non sono estremamente...neri, vale a dire che il D-max non è elevatissimo, ma questo vale per quai tutte le carte di questo tipo.
I dettagli vengono mantenuti, anche quelli più fini. Utilizzando i profili colore adatti alla stampante (vanno scaricati dal sito del produttore), la gestione dei neri e dei bianchi è buona. Giusto bisogna aprire i neri di 1 o due livelli e chiudere i bianchi di altrettanto. Per non sprecare troppa carta in tentativi inutili consiglio vivamente di effettuare due o tre prove di stampa con dei target di riferimento (consiglio sempre valido). Almeno con la mia Epson noto una leggera dominante bluastra nei grigi scuri (luminanza da 25 a 50 indicativamente). Ma credo si possa facilmente correggere con una profilatura ad hoc.
Stampando in bianco e nero personalmente preferisco usare il modulo Advanced Black/White del driver Epson, con settaggio 'light'. Ma il bianco e nero migliore in assoluto lo si può ottenere con il software QuadTone RIP: un Raster Image Processor dal costo estremamente contenuto, il cui unico difetto è che perde la possibilità di stampare senza margini. Ma la qualità ripaga di questa piccola perdita.
Unica nota negativa è che la superficie di stampa è veramente delicata: è facilissimo graffiarla o abraderla. Non è un grosso problema in stampe high-key o ricche di dettagli, ma stampe scure o con zone a campitura uniforme possono diventare un incubo, ad esempio la stampa di Vita (2), mi è costata tre prove prima di ottenerne una che fosse presentabile.
Per minimizzare il problema cerco di spolverare con un pennello morbido la superficie di stampa per rimuovere eventuali residui di carta. Dopo di che...maneggiare con cura.
sabato 17 novembre 2012
Canon EOS-M Primo contatto
Qualche giorno fa ho avuto l'occasione di fare un giro di prova di una mezz'ora con la Canon EOS-M, l'obiettivo 18-55 fornito in kit e l'adattatore per ottiche EF ed EF-S.
Devo dire che l'annuncio di questa fotocamera mi aveva lasciato alquanto tiepido, anzi freddino. Beh, in gran parte mi sono ricreduto. Non dico che correrò a breve a comprarne una, ma riuscirei facilmente a giustificarne l'acquisto.
Andiamo con ordine.
E' piccola, veramente. Sembra costruita molto bene, da una decisa sensazione di solidità in mano. I pulsanti sono molto pochi, la ragione è semplice: E' pensata per essere comandata dal touch-screen, e qui sta la vera nota positiva. Canon merita un applauso per l'implementazione del dispositivo, il primo che mi è capitato di vedere fatto veramente bene (quello ad esempio della GH2 non ci si avvicina neanche). Nella maggior parte dei casi basta usare il pollice della mano destra per accedere ed operare tutte le funzioni più comuni. La fluidità e responsività dei menu è impeccabile. Presente un iPhone? Ecco, quasi. I controlli poi ostruiscono in misura veramente minima e non fastidiosa l'inquadratura.
L'ottica in dotazione, a una prima occhiata, sembra discreta, nulla a che vedere con i vetracci che Canon osava distribuire nei kit delle entry level. In dotazione è fornito anche un flashettino esterno che non ho potuto provare. Ho giusto provato qualche scatto a 6400 e 12800 ISO e sembrano accettabili, con un po' di rumore cromatico e di luminanza. Il crop al 100% sottostante è di un jpg scattato a 12800 ISO.
Ho poi provato l'adattatore per usare le vecchie (?) ottiche EF ed EF-S. Tutti gli automatismi vengono ovviamente mantenuti. Certo l'autofocus è lentuccio. Avete presente l'autofocus in live-view con la reflex? Ecco, un po' più veloce, ma non di molto. Comunque usabile se il soggetto è fermo.
L'autofocus delle ottiche dedicate, grazie al nuovo sensore ibrido che permette la rivelazione a rilevamento di fase è invece veloce come quello di una reflex di pari categoria.
Certo la M, montata su un 70-200 2.8 o su un 50 1.2 (si, l'ho fatto), il peso ricade tutto sulla mano che regge l'ottica. Praticamente sembra di vere un tappo posteriore dell'ottica rettangolare e con lo schermo...
Chi ha un corredo Canon e volesse una mirrorless da passeggio dovrebbe forse farci un pensiero.
Devo dire che l'annuncio di questa fotocamera mi aveva lasciato alquanto tiepido, anzi freddino. Beh, in gran parte mi sono ricreduto. Non dico che correrò a breve a comprarne una, ma riuscirei facilmente a giustificarne l'acquisto.
Andiamo con ordine.
E' piccola, veramente. Sembra costruita molto bene, da una decisa sensazione di solidità in mano. I pulsanti sono molto pochi, la ragione è semplice: E' pensata per essere comandata dal touch-screen, e qui sta la vera nota positiva. Canon merita un applauso per l'implementazione del dispositivo, il primo che mi è capitato di vedere fatto veramente bene (quello ad esempio della GH2 non ci si avvicina neanche). Nella maggior parte dei casi basta usare il pollice della mano destra per accedere ed operare tutte le funzioni più comuni. La fluidità e responsività dei menu è impeccabile. Presente un iPhone? Ecco, quasi. I controlli poi ostruiscono in misura veramente minima e non fastidiosa l'inquadratura.
L'ottica in dotazione, a una prima occhiata, sembra discreta, nulla a che vedere con i vetracci che Canon osava distribuire nei kit delle entry level. In dotazione è fornito anche un flashettino esterno che non ho potuto provare. Ho giusto provato qualche scatto a 6400 e 12800 ISO e sembrano accettabili, con un po' di rumore cromatico e di luminanza. Il crop al 100% sottostante è di un jpg scattato a 12800 ISO.
Ho poi provato l'adattatore per usare le vecchie (?) ottiche EF ed EF-S. Tutti gli automatismi vengono ovviamente mantenuti. Certo l'autofocus è lentuccio. Avete presente l'autofocus in live-view con la reflex? Ecco, un po' più veloce, ma non di molto. Comunque usabile se il soggetto è fermo.
L'autofocus delle ottiche dedicate, grazie al nuovo sensore ibrido che permette la rivelazione a rilevamento di fase è invece veloce come quello di una reflex di pari categoria.
Certo la M, montata su un 70-200 2.8 o su un 50 1.2 (si, l'ho fatto), il peso ricade tutto sulla mano che regge l'ottica. Praticamente sembra di vere un tappo posteriore dell'ottica rettangolare e con lo schermo...
Chi ha un corredo Canon e volesse una mirrorless da passeggio dovrebbe forse farci un pensiero.
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| Canon EOS M - 18-55 @ ISO 12800 |
sabato 10 novembre 2012
Canon EF 85mm F1.2L II USM - primo contatto
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| Canon EOS 5D MkII - Canon EF 85mm F1.2L II USM @ ISO 100 |
A tutta apertura richiede un po' di perizia nella messa a fuoco, la profondità di campo, alla normale distanza di ripresa per un ritratto come questo, è di pochi millimetri: se si mette a fuoco l'iride vengono fuori fuoco le ciglia e vice versa...
Ci sarà un secondo contatto? Beh, con quel che costa questo oggetto non ne sono proprio sicuro.
domenica 19 febbraio 2012
Panasonic Lumix VARIO G 14-140 F 3.5-5.8
Categoria: tutto fare
Provato su: Panasonic Lumix GH2
Confesso di aver sempre trovato molto interessante quest'ottica già sulla carta. La mia avventura nel mondo micro 4/3 inizia con una Panasonic G1 comprata in kit con il 14-45 ed il 45-200. Del secondo mi sono liberato in favore del 100-300, principalmente perché non me ne piaceva la resa troppo dura negli sfocati ed é stata un'ottima mossa.
Il 14-45 non é invece male e lo uso ancora principalmente con la G1, la sua leggerezza e compattezza non sono certo caratteristiche da sottovalutare; qualche volta si vorrebbe pero' qualcosa di piú senza doversi portar dietro due ottiche. Il 14-140 era decisamente appetibile, ma il suo costo era all'inizio certamente non irrisorio. Fortunatamente con le ottiche di solito basta aspettare e qualcosa di buono nell'usato salta fuori. A questo punto é quasi un anno che gioco con quest'ottica ed ho potuto farmene un'idea.
Costruzione
Chiuso é compatto, molto, una decina di centimetri di lunghezza circa. É anche discretamente pesante, piú di quanto ci si aspetti vista la costruzione in materiali plastici comunque di ottima qualità. Vetro all'interno dev'essercene molto...
La ghiera di zoom é abbastanza fluida, l'ottica zoomando si allunga, raddoppiando le sue dimensioni. Devo dire che a tutta escursione fa un po' impressione perché si ha la sensazione che sia un po' fragile a causa del barilotto che si allunga telescopicamente in due sezioni. La sindrome da naso pesante é poi sempre in agguato con l'ottica che, con il suo quasi mezzo Kg di peso, tende a sbilanciare in avanti la macchina fotografica, anche utilizzando la GH2 attualmente la piú massiccia Micro4/3 in commercio.
Una nota a parte merita il diaframma, a 7 lamelle arrotondate. La caratteristica peculiare é di essere di tipo step-less, vale a dire ad apertura continua e non per passi discreti, cioé di un terzo o mezzo stop. Questo é utile nel mondo del video, dove ci si trova a fissare il tempo di otturazione e a regolare l'esposizione con il diaframma. Un'apertura continua permette di compensare per i cambiamenti di luce ambiente senza il rischio di incorrere in fastidiose variazioni a scatto dell'esposizione, che sarebbero molto evidenti allo spettatore.
Come é buona abitudine il paraluce é fornito in dotazione. Tutte le case costruttrici dovrebbero farlo. Ansel Adams diceva non esserci fotografia senza paraluce, magari sapeva quel che diceva.
Angolo di campo
L' angolo di campo coperto va da 75 a 8,8 gradi rispettivamente alla focale minima e massima. Personalmente non sono abituato all'uso di zoom con estensione così marcata, ma a volte é piacevole poter passare dalle ampie inquadrature del grandangolo a quelle estremamente selettive del super tele in un batter d'occhio. Certo, c'é il rischio di impigrirsi un po' troppo, attenzione a non abusare di questa comodità. Sotto si può' osservare come si riesca a passare dal paesaggio al dettaglio con molta disinvoltura. Giusto per non destare equivoci, la vignettatura degli scatti è frutto di post-produzione, non dell'ottica.


Autofocus e Stabilizzatore
Se teniamo conto che il sistema si basa su un motore autofocus a rilevazione di contrasto, la velocità con cui quasi tutte le ottiche per Micro 4/3 mettono a fuoco é notevole. Questa non fa eccezione, anzi é una delle piú veloci. L'attuatore é un motore ad ultrasuoni, quindi silenziosissimo, preciso anche in situazioni di luce scarsa. Certamente il sistema a rivelazione di fase delle reflex é ancora piú veloce, ma non so quanto duraturo sia questo primato, sopratutto nelle macchine di fascia medio bassa.
L'obiettivo é dotato di stabilizzatore ottico. Con una focale tele che arriva a 280mm equivalenti, e non troppo luminosi, é quasi indispensabile. Si comporta bene, nulla da eccepire. Alla massima focale ho ottenuto scatti ben utilizzabili anche con tempi di scatto di 1/4 di secondo. Abbastanza impressionante. Alle focali piú corte la resa é un po' meno efficace attestandosi attorno ai 3 stop. Direi che comunque va bene così, almeno per i miei gusti.
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| Lo stabilizzatore, alla focale massima, svolge un lavoro esemplare: 280 mm 1/4 sec. senza e con lo stabilizzatore |
Trattandosi di un obiettivo per il micro 4/3 é inutile farsi troppe domande su distorsione e aberrazioni cromatiche, vengono sempre compensate via software, come abbiamo già avuto modo di spiegare. Molti puristi, a torto o a ragione, storceranno il naso sulla tendenza di correggere le aberrazioni, sopratutto quelle geometriche, via software ma in questo la strada é ormai segnata. Nelle macchine a mirino elettronico questo é ancora piú vero visto che l'immagine nel mirino viene corretta prima di essere mostrata al fotografo, cosa che non sarebbe possibile con un mirino ottico. Non é difficile supporre che questo sia uno dei tanti motivi che porteranno a una progressiva riduzione delle fotocamere dotate di mirino ottico.
Per quanto riguarda la resa in termini di contrasto e resistenza al controluce, nonostante lo schema ottico molto complesso non ci si può lamentare, anche con il sole nell'inquadratura il contrasto rimane accettabile e non si notano riflessi fantasma.
Conclusione
Questa ottica é un must have per chiunque abbia un sistema Micro 4/3 e voglia un tutto fare. Unita poi ad un minuscolo 20mm f/1.7 permette di essere pronti a quasi ogni condizione di luce e ripresa. Certo per la media delle ottiche del sistema é un po costosa, ma chi ha detto che la fotografia sia un'attività economica?
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| Panasonic Lumix GH2 - Lumix Vario G 14-140 F3.5-5.8 @ ISO 160 |
venerdì 23 settembre 2011
Samyang 8mm F/3.5 Fish Eye CS
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| Samyang 8mm F/3.5 Fish Eye CS |
Categoria: 180˚ Attenti ai piedi!
Provato su Canon EOS 7D
Questo e' un obiettivo sulla carta decisamente interessante. Un Fish Eye diagonale per APS-C a circa 300 Euro (anche meno su Internet).
Per chi avesse un po' di confusione in materia, un Fish Eye diagonale e' un obiettivo che permette di inquadrare un angolo di campo pari a 180˚ sulla diagonale del fotogramma, riempiendo comunque tutto il fotogramma sia in altezza che in larghezza. Da non confondere con i Fish Eye circolari, i quali riprendono un angolo di campo di 180 gradi su tutto il campo inquadrato ed hanno la caratteristica di generare una fotografia appunto...circolare, con l'immagine racchiusa in un cerchio al centro del fotogramma, lasciando nera la parte esterna.
Per ottenere quest'angolo di campo, il prezzo da pagare e' la non correzione della curvatura delle linee. In altre parole l'obbiettivo non e' rettilineo e "disegna" le linee dritte come curve. Eccezione fanno tutte le linee che passano per il centro del fotogramma, le quali vengono invece 'disegnate' diritte.
Gli obiettivi 'rettilinei' (praticamente tutti) sono invee dotati di uno schema ottico che consente di mantenere dritte nella foto le linee che sono rettilinee nella realta'. Un obiettivo rettilineo, a parita' di focale, inquadra un angolo di campo minore di uno non rettilineo (o Fish Eye).
Torino - Lingotto - Rampa Elicoidale - Canon EOS 7D - Samyang 8mm Fish Eye CS @ ISO 640
Giusto per fare un po' di chiarezza, qui sotto, riquadrato in rosso, si vede quello che indicativamente si potrebbe riprendere con un 28mm (in focale equivalente 35mm).
Costruzione
Il barilotto é prevalentemente in metallo, così come l'innesto. Le uniche parti in materiale plastico sono le ghiere della messa a fuoco e dei diaframmi. Di plastica é anche il tappone progettato per innesterai senza incertezze e in modo molto saldo sul paraluce, di metallo, solidale con il barilotto e non amovibile. Diaframmi e scala delle distanze sono incisi in modo ben visibile. Costruttivamente parlando, un'ottica come non se ne vedono più molte. E lo dico in positivo.
Ergonomia e comandi
Ho parlato di ghiera dei diaframmi. Ebbene si, il diaframma si imposta con un'apposita ghiera sull'obiettivo. In altre parole l'obiettivo va usato in stop-down e non comunica elettronicamente in nessun modo con il corpo macchina, cosa che impedisce l'impostazione elettronica del diaframma. In pratica la ghiera chiude il diaframma in posizione di lavoro. A diaframma chiuso l'immagine nel mirino diventa tanto più scura quanto più chiuso é il diaframma. In teoria quindi si dovrebbe mettere a fuoco e inquadrare a diaframma aperto, quindi chiuderlo manualmente prima di effettuare l'esposizione. Ma questo, come vedremo, non é assolutamente un problema.
La ghiera della messa a fuoco é fluida ed offre la giusta resistenza alla rotazione, solamente al di sotto dei 40cm, almeno sulla mia copia, la resistenza si fa eccessiva e la rotazione diventa poco fluida. Vedremo se la cosa migliorerà con il tempo. Una pecca: E' presente un'utilissima scala delle distanze, ma non quella delle profondita' di campo per l'uso con l'iperfocale. Male, ci sarebbe stata bene...
Qualità
Per la cifra di cui stiamo parlando, la qualità é notevole. A tutta apertura la resa é morbida e le fonti di luce tendono a generare un evidente alone. Questo effetto scompare a F5.6 e da qui fino a F8 la resa é ottima per poi calare a causa della diffrazione. L'aberrazione cromatica ai bordi é sempre presente, ma facilmente ed efficacemente correggibile in postproduzione. Il comportamento in controluce é buono, l'antiriflesso fa evidentemente un buon lavoro, ma non chiedete miracoli!
Sorvoleremo sull'evidente distorsione a barilotto :)
Torino - Borgo Medievale - Canon EOS 7D - Samyang 8mm Fish Eye CS @ ISO 1600
Il sistema di messa a fuoco
Un particolare già evidenziato di quest'ottica é il sistema di messa a fuoco, solo manuale con esposizione in stop-down. Per i figli dell'autofocus questo può apparire sconcertante, ma in un'ottica come questa non é assolutamente un problema. I grandangoli con una focale così corta, dispongono praticamente sempre di una profondità di campo elevatissima, cosa che li rende adattissimi ad essere usati con la tecnica dello "zone focusing", in pratica si usano mettendo a fuoco all'incirca alla distanza cui si trova il soggetto principale, oppure direttamente sull'iperfocale, e poi si confida nella profondità di campo. Tutte le foto che corredano questa recensione sono state fatte in questo modo, spesso senza preoccuparmi proprio di correggere in alcun modo la messa a fuoco.
Ho già detto che i diaframmi migliori sono F5.6 ed F8, e con questi diaframmi si ottiene, alle varie distanze di messa a fuoco la profondità di campo che riporto per comodità nella tabellina sottostante.
L'iperfocale per questi due diaframmi é rispettivamente a 60 e 40 cm.
Tabella delle profondita' di campo piu' utili, distanze in metri.
La tabella non fa che dimostrare che con i due diaframmi menzionati si puó tranquillamente focheggiare all'incirca tra 70 cm e un metro e preoccuparsi solo di comporre e scattare, una gran comodità.
É giusto il caso di ribadire che essendo il diaframma completamente meccanico, senza rimandi elettronici al corpo macchina, in teoria l'esposizione dovrebbe avvenire in questo modo:
1. A diaframma tutto aperto comporre la foto.
2. Portare il diaframma in posizione di lavoro.
3. Misurare l'esposizione e scattare.
Vista la gran quantità di luce catturata da un obbiettivo con quest'angolo di campo, con un buon mirino il punto uno non serve. Con i due diaframmi di cui sopra, che incidentalmente sono i più utili, si puo' tranquillamente lasciare sempre il diaframma in posizione di lavoro e preoccuparsi solo del punto 3.
Con il luminoso mirino della 7D questo approccio funziona benone.
Conclusioni
Che dire, per il prezzo a cui si può trovare in giro è un affare. Certo un fish eye non lo si usa tutti i giorni, andrebbe usato solo quando il soggetto lo richiede. Può tornare utile per l'architettura, per certi tipi di sport e, perché no, per dare un tocco di allegria alle foto delle feste con gli amici o in famiglia.
Potete trovare alcuni scatti di prova qui.
Torino - Borgo Medievale - Canon EOS 7D - Samyang 8mm Fish Eye CS @ ISO 2000
mercoledì 7 settembre 2011
Sigma 20 F1.8 EX DG
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| Sigma 20 F1.8 EX DG |
Produttore: Sigma
Provato su Canon EOS 5D MKII
Questa è un'ottica difficile. Difficile da usare, da valutare ed anche da consigliare.
Partiamo dalle caratteristiche: E' un grandangolo (20 mm) per full-frame. E si tratta per giunta di un grandangolo ultra luminoso (F 1.8). Potrei sbagliarmi ma si tratta di una lente unica nel suo genere. Insomma, sfido chiunque abbia un po' di esperienza a non provare un minimo di curiosità per un ottica che promette un notevole angolo di campo ed un'apertura di diaframma del genere. Ma è utilizzabile veramente? E a cosa può servire?
Sigma la descrive come:
"This Sigma 20mm F1.8 EX DG Aspherical RF is a unique Sigma offering with an aperture of F1.8 making it the fastest super wide angle lens available from any camera or lens manufacturer. For the scenic or landscape photographer it’s important to have a wide angle lens with excellent optical performance and Sigma’s aspherical lens technology provides high quality images for the serious shooter. Sigma’s 20mm lens has a field of view of 94.5º and yet provides for a close focusing lens-to-subject distance of only 2.6 inches. Such performance parameters provide great creative freedom to the photographer who wishes to exploit its capabilities for juxtaposing very near subject with the surrounding background. This extreme wide angle view also makes this lens ideal for crating “stitched” panoramic scenes for dramatic effect. The architectural photographer will find this lens attractive for shooting building interiors and the photojournalists will find its fast speed a life saver in low light conditions."
Il produttore ne esalta dunque le possibiltà creative risultanti dalla possibilità di un deciso stacco dei piani tra il soggetto a fuoco e lo sfondo, nonché la grande luminosità adatta ai fotogiornalisti e a chi si occupa di architettura.
Personalmente incontrai quest'ottica quando cercavo qualcosa che mi desse la classica focale ed apertura del 35 luminoso su full frame, dato che la focale equivalente di quest'ottica, montata su una macchina APS-C é di 32 mm, mi sembrava l'ideale. In realtà non la usai moltissimo, ma per quel poco posse dire che non era poi adattissima allo scopo, non per ragioni di qualita', ma piuttosto dato che il suo autofocus tende ad essere un po' lento e ad andare "a caccia" in condizioni di scarsa luminosità con sensori AF non sensibilissimi come erano quelli della mia EOS 30d dell'epoca. Il reportage in luce disponibile sembrava essere sulla carta la sua vocazione su formato ridotto, ma la poca prontezza dell'autofocus era una vera limitazione. A un certo punto infatti la vendetti.
Intendiamoci, stoppata a F5.6 e in buona luce funzionava allo scopo, ma ci sono ottiche più compatte ed economiche se vogliamo scattare ad F5.6.
Su formato APS-C (EOS 450D) e chiusa a dovere (F5.6), con buona luce, l'ottica funziona bene per lo street. Ma forse oggi giorno ci sono alternative più valide.
Dettagli al 100% dell'immagine soprastante.
E su full frame?
Qualche anno dopo, passato al full-frame, mi venne la curiosità di vedere come l'ottica si sarebbe comportata sul formato per cui era stata progettata e pensata.
Angolo di campo
Quanto e' grandangolo questo grandangolo?
L'angolo di campo coperto é di 94º per il formato pieno e di 67º per quello APS-C, ovviamente sulla diagonale.
In figura potete vedere un raffronto rispetto al campo inquadrato su full-frame da un 12 mm. In rosso la copertura su formato pieno, in verde quella su formato ridotto (32 mm equivalenti).
La resa
La resa di quest'ottica é particolare. Diciamo subito che rischia di deludere chi ha l'abitudine di ingrandire gli scatti al 1000% e contare i pixel. La resa dei dettagli, anche al centro, é generalmente morbida. Non che questi manchino se ci si lavora in post, ma il microcontrasto é morbido, decisamente cosa che costringe ad un uso accorto della maschera di contrasto per esaltare i dettagli dove servono senza rovinare il resto dell'immagine.
I bordi sono comunque il vero aspetto critico della resa di questa lente, che diventa decisamente morbida, affetta da coma e aberrazioni cromatiche. Parlo ovviamente dell'ottica a tutta apertura. Le cose migliorano chiudendo il diaframma, ma nessuno prende un'ottica del genere per usarla sempre stoppata a F5.6, o no?
Inquadrando un soggetto vicino, a tutta apertura lo stacco dei piani è notevole.
Un dettaglio della zona centrale di messa a fuoco rivela come la resa dei dettagli sia decisamente morbida.
Quando parlavo di una resa particolare però mi riferivo al look delle foto che si possono ottenere con un minimo di lavoro, e non indulgendo all'abitudine, tutta digitale, della conta dei pixel. Si ottengono foto molto tridimensionali, grazie allo stacco dei piani garantito dalla grande apertura. Sigma non mente sulla vocazione creativa di quest'ottica. Non sarei forse concorde nel consigliarlo ad un fotogiornalista, anche se effettivamente permette di portare a casa scatti suggestivi quasi in assenza di luce, ma oggigiorno più che una grande apertura su un grandangolo, può fare in questo senso un buon stabilizzatore.
In questo scatto l'area di messa a fuoco è vicina al bordo e la morbidezza è evidente. Notate che è presente una maschera di contrasto (Lightroom V3.4 Amount 39, Radius 1.5, Detail 37, Masking 12).
In controluce
Qui bisogna fare attenzione: nonostante il paraluce, che Sigma ha la buona abitudine di dare sempre in dotazione, l'ottica soffre il controluce. La cosa diventa decisamente critica se la fonte di illuminazione è compresa, o immediatamente limitrofa, all'inquadratura. Compaiono flare, riflessi di ogni genere e il contrasto se ne va, dove non lo so, ma non rimane nella foto.
Da manuale dei problemi del controluce. C'e' tutto. flare, riflessi, abbassamento del contrasto. meno male che il digitale quest'ultima cosa, in parte, ci permette di migliorarla.
Autofocus
Qui arriva la nota dolente. L'autofocus è del tipo non ultrasonico. Appena il livello di luminosità della scena cala, e vien voglia di usare la grande apertura di quest'ottica, l'autofocus inizia ad andare a caccia, sbagliando anche spesso a identificare il corretto piano di messa a fuoco. Questo l'ho provato su una 5D ed una 5DMKII. Occhio poi alla taratura dell'autofocus. Con questa lente è decisamente il caso di curare che sia a posto.
Costruzione ed Ergonomia
La qualità costruttiva è ottima. Non si ha nessuna sensazione di "plasticosità". Anche il paraluce restituisce una sensazione di solidità non comune.
Accetta filtri dalla ragguardevole dimensione di 82 mm di diametro. Francamente difficili da reperire.
A un certo punto della sua storia, Sigma si e' inventata un meccanismo piuttosto curioso per la gestione del passaggio da AF a MF delle sue ottiche, noto come "Dual Focus (DF) System". In pratica, oltre al solito cursore di commutazione posto sulla sinistra del barilotto, quello che per intenderci hanno tutte le lenti, per passare da fuoco manuale e' necessario anche far slittare avanti o indietro l'anello di messa a fuoco. Questo movimento in pratica sgancia (posizione AF: in avanti) o aggancia (posizione MF: indietro), l'anello stesso dal meccanismo di messa a fuoco.
Sigma lo descrive come: "The DF (Dual Focus) system disengages the linkage between the internal focusingmechanism and outer focusing ring when the focusing ring is moved to the AFposition. This system provides easy and precise handling of the lens, since thefocusing ring does not rotate during autofocusing. The wide focusing ring alsoenables easy and accurate manual focusing".
Si ottengono quindi quattro combinazioni possibili dei due selettori presenti sul barilotto:
Selettore /Anello - Comportamento
1. AF/AF (avanti) - La lente è in autofocus, la ghiera di mesa a fuoco si muove liberamente senza influire sulla messa a fuoco.
2. AF/MF (indietro) - La lente è in autofocus, ma la ghiera ruota da sola focheggiando e intralcia le mani (e si ha la netta sensazione di sforzare il motorino). Non usare.
3. MF/AF (avanti) - La posizione di messa a fuoco rimane fissa dove è stata impostata. Movimenti della ghiera non alterano la messa a fuoco. L'autofocus della macchina non funziona.
4. MF/MF (indietro) - La lente viene operata in fuoco manuale.
Sinceramente trovo tutto questo un po' complicato, e mi sembra di capire che stia scomparendo dalle nuove lenti Sigma, soppiantato dal più utile e immediato sistema di messa fuoco "full time manual" messo a disposizione dal sistema HSM, come per le lenti Canon USM.
Conclusioni
Allora posso consigliare quest'ottica? Non senza qualche riserva. Su formato APS-C mi sento di consigliarla solo a patto di trovarla usata a un buon prezzo. Diciamo che in questo momento si trova a prezzi variabili tra i 250 e i 400 euro. Aspettate di trovarne una sull'estremo più basso della scala. L'uso della sola parte centrale del fotogramma ci restituisce una qualità ottica più che accettabile per l'uso nel reportage.
Su formato pieno consiglio di acquistarla solo se si è avuta occasione di provarla e di capire se è un ottica adatta a voi e al vostro gusto. Come si vede dagli scatti allegati (e disponibili qui in alta risoluzione), rende atmosfere piuttosto uniche e particolari, ma la morbidezza, la lentezza dell'autofocus e l'intrinseca particolarità di quest'ottica non la rendono adatta a tutti.
sabato 3 settembre 2011
Manfrotto 293 - Supporto per teleobiettivo
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| Manfrotto 293 - Supporto per teleobiettivo |
Qualche giorno fa, dopo aver venduto la mia gloriosa Leica M8, ho svecchiato un po' il corredo con l'acquisto di una EOS 7D e di un 70-300 F4-5.6 L IS USM. Purtroppo però, nonostante stiamo parlando di una lente serie L, Canon non fornisce con l'obiettivo in questione l'anello per il cavalletto.
In caso di teleobiettivi questo accessorio (che non dovrebbe essere accessorio) è però fondamentale nell'uso con il cavalletto, pena l'inesorabile tendenza del nasone della fotocamera ad abbassarsi quando si serra la testa in posizione. Sfalsando l'inquadratura. La staffa per il cavalletto serve appunto a tenere il sistema fotocamera obiettivo ancorato alla testa in posizione di equilibrio, evitando la sindrome da naso pesante.
Dato che questa non è l'unica ottica su cui ho il problema, ho deciso di correre ai ripari con l'acquisto di questo supporto "universale" per teleobiettivi della Manfrotto.
Il concetto e' semplice: questa staffa dispone di un binario estensibile (per accomodare ottiche di varie lunghezze), di un supporto anteriore (con appoggio in gomma), su cui appoggiare il cannone, e di una testa basculante, dotata di piastra di attacco rapido (del tipo RC2), cui agganciare il corpo della fotocamera. La testa è basculante onde permettere la regolazione del sistema. Una cinghietta permette poi di migliorare l'ancoraggio dell'obiettivo all'appoggio anteriore.
Sul binario regolabile è presente una serie di fori filettati con i due diametri più diffusi. In uno di questi fori, quello che permette di bilanciare meglio il sistema, potete agganciare la testa del vostro cavalletto. A questo punto il gioco è fatto, niente più naso pesante.
Attenzione che il sistema è più indicato per ottiche che non si allungano zoomando, ma nulla impedisce di usarlo anche con ottiche (come il menzionato 70-300) che si allungano.
L'ho provato con il 70-300 L, con il 100-300 Panasonic, con il Macro EF 100 F2.8 USM e con il 200 F2.8 L. Fa il suo lavoro.
domenica 7 agosto 2011
Panasonic Lumix VARIO G 100-300 F4-5.6
Categoria: Super Tele micro 4/3, ci sono paparazzi che lavorano con roba piu' corta
Costruttore: Panasonic, provato su Panasonic Lumix GH2
Fin dal suo annuncio il sistema micro quattro terzi portava in dote una naturale propensione alle ottiche lunghe, forza del rapporto di ingrandimento 2x del suo sensore, ed alla compattezza delle stesse frutto del tiraggio ridotto causa l'assenza dello specchio.
Certo qualche perplessita' pure la lasciava, in un mondo in cui i grandi produttori facevano a gara per la rincorsa ai sensori full-frame a costo contenuto, con le loro lusinghe a base di pulizia del segnale e capacita' di sfruttare a pieno l'esigua profondita' di campo delle ottiche super-luminose.
Ad oggi si puo' dire che questo sistema ha mantenuto le promesse con cui e' nato, ed in alcuni casi ha anche mitigato gran parte delle perplessita' iniziali.
Sul fronte dei teleobiettivi, con l'introduzione del Lumix Vario G 100-300 F4-5.6 Mega O.I.S. (sembra uno scioglilingua), Panasonic ha mantenuto la promessa di un super tele alla portata di tutti.
Insomma, un'ottica zoom equivalente a un 200-600 mm, se rapportati al formato Leica, con apertura massima F4 sulla focale "corta" ed F.5.6 su quella lunga non e' una cosa da tutti i giorni. Se poi consideriamo che il prezzo sul nuovo si aggira attorno ai 590 Euro la cosa sembra decisamente interessante.
Le caratteristiche tecniche dettagliate ve le potete recuperare sugli zilioni di siti dedicati alle recensioni di obiettivi, mi limito a riassumere i fatti salienti:
Intanto l'angolo di campo inquadrato, da 12 gradi a poco piu' di 4.
L'ottica e' stabilizzata (questo significa quel MEGA O.I.S. nello scioglilingua), e meno male perché a 600 millimetri equivalenti e' un'impresa inquadrare qualcosa a mano libera anche così, figuriamoci senza.
Pesa poco più di 500 grammi, grazie alla minor quantità di vetro necessaria per coprire il cerchio di copertura ridotto del micro 4/3 e all'abbondante uso di plastica nella costruzione. Quel che conta comunque e' che si può usarlo tranquillamente a mano libera portandoselo in giro tutto il giorno senza essere dei culturisti. Provateci con un'ottica equivalente per full-frame: la mia cervicale ringrazia.
Pesa poco più di 500 grammi, grazie alla minor quantità di vetro necessaria per coprire il cerchio di copertura ridotto del micro 4/3 e all'abbondante uso di plastica nella costruzione. Quel che conta comunque e' che si può usarlo tranquillamente a mano libera portandoselo in giro tutto il giorno senza essere dei culturisti. Provateci con un'ottica equivalente per full-frame: la mia cervicale ringrazia.
Le migliori prestazioni che ho ottenuto con lo stabilizzatore, un micromosso è già percettibile, oltre non si va:
In alto, dettaglio al 100% di uno scatto a 300mm, ISO 160, 1/15 s
In basso, dettaglio al 100% di uno scatto a 100mm, ISO 160, 1/10s
L'efficacia dello stabilizzatore è esemplare. Con un po' di mano ferma sfiora i 5 stop. Diciamo che tra i 3 e i 4 si va sul sicuro.
Su questo genere di ottiche la compattezza del micro 4/3 viene un po' meno se confrontata con ottiche classiche per APS-C, ciò nondimeno si fa sentire ed apprezzare. Chiuso (si allunga zoomando) occupa meno di 13 cm. A questo proposito e' da notare che, come molti suoi simili, persa la rigidita' dei primi giorni il 'naso' tende ad allungarsi da solo con la macchina appesa al collo. Un sistema di bloccaggio (assente) sarebbe stato cosa gradita. Ovviemante e' un mostro di compattezza e leggerezza se lo paragoniamo invece a un'ottica del genere per full-rame (e non ne esistono molte).
Viene dotato di serie di un generoso paraluce, come tutte le ditte dovrebbero fare, per qualsiasi ottica.
La ghiera dello zoom non e' particolarmente fluida, ma non e' neanche malaccio. Il motore autofocus e' rapido e silenzioso, perde solo qualche colpo quando la luce si fa veramente poca. La ghiera di messa a fuoco invece e' la pecca di tutte le ottiche per micro 4/3. C'e' e' di generose dimensioni, ma io proprio non riesco ad abituarmi alla sensazione restituita da questa messa a fuoco di tipo fly-by-wire, ho la sensazione di non avere un feedback di quello che faccio, non so descriverlo, ma proprio non mi ci trovo. Manca ovviamente come in tutte queste ottiche anche una scala delle profondita' di campo (LINK), ovviemante aggiungerei, dato che l'anello di messa a fuoco in questo caso non e' legato meccanicamente alle lenti. In questo caso pero' avrei una domanda: ma a nessuno dei signori che progettano queste macchinuzze e' venuto in mente di implementare via software tra le tante funzioni pseudo-utili, un surrogato digitale del diagramma delle profondita' di campo da visualizzare sul display? Suvvia, non sarebbe difficile!
La ghiera dello zoom non e' particolarmente fluida, ma non e' neanche malaccio. Il motore autofocus e' rapido e silenzioso, perde solo qualche colpo quando la luce si fa veramente poca. La ghiera di messa a fuoco invece e' la pecca di tutte le ottiche per micro 4/3. C'e' e' di generose dimensioni, ma io proprio non riesco ad abituarmi alla sensazione restituita da questa messa a fuoco di tipo fly-by-wire, ho la sensazione di non avere un feedback di quello che faccio, non so descriverlo, ma proprio non mi ci trovo. Manca ovviamente come in tutte queste ottiche anche una scala delle profondita' di campo (LINK), ovviemante aggiungerei, dato che l'anello di messa a fuoco in questo caso non e' legato meccanicamente alle lenti. In questo caso pero' avrei una domanda: ma a nessuno dei signori che progettano queste macchinuzze e' venuto in mente di implementare via software tra le tante funzioni pseudo-utili, un surrogato digitale del diagramma delle profondita' di campo da visualizzare sul display? Suvvia, non sarebbe difficile!
Comunque, venedo alle cose importanti: Come va quest'ottica sul campo? Bene, anzi benissimo. ha risoluzione da vendere a tutte le focali. Leggermente migliore sui 100 che sui 300, ma sempre comunque buona. Raggiunge il meglio di se verso F7.1, ma i risultati sono buoni anche a tutta apertura. Lo stabilizzatore come si e' visto fa il suo dovere. Anche grazie al paraluce, la resistenza in controluce e' buona. Non presenta aberrazioni cromatiche di sorta, ma non so dire se questo sia dovuto alla bonta' del disegno ottico, o alle correzioni software che vengono apportate dai convertitori ai file raw delle macchine m4/3 in modo automatico e completamente trasparente, o quasi, a noi utenti.
Dettaglio al 100% della foto precedente
Lo sfocato può andare dall'estremamente morbido al descrittivo, a seconda del diaframma, ma e' sempre piacevole.
Piante di Colza - Panasonic Lumix GH2 - Lumix Vario G 100-300 @ ISO 160
Dettaglio della foto precedente. Notate lo stacco dei piani anche ad F/16 a 300mm
E' un'ottica che vedo molto bene per il pesaggio, per il reportage urbano, per fotografare i dettagli in architettura. Non mi occupo di foto naturalistica quindi su questo non vi so dire. Per fotografare lo sport invece non mi sento di consigliarlo, il sistema micro 4/3 non e' ancora abbastanza veloce per questo genere di attività'.
Unica avvisaglia. Nonostante sia leggero e compatto, esteso raggiunge una certa lunghezza. E' una di quelle ottiche che avrebbe bisogno di una staffa quando montata su cavalletto perché' tende ad abbassare il muso quando si serra la testa, di poco, ma la cosa rende difficile la composizione. Purtroppo la staffa non e' in dotazione e non e' neppure prevista. Secondo me ci vorrebbe.
Sento la domanda: non avevo detto che l'ottica si usa bene anche a mano libera? Vero, ma a volte lavorare su cavalletto e' il modo migliore (almeno per me) per portare a casa delle foto che non siano banali, nonche' per ottenere la migliore qualita' possibile.
Concludendo, se avete una micro 4/3 procuratevi quest'ottica senza starci a pensare. Non avete una micro 4/3? Peggio per voi.
Potete trovare a questo link una selezione di scatti effettuati con questa lente.
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